
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno sospeso temporaneamente le ostilità dirette, determinando una tregua dopo settimane di intensi raid aerei e rappresaglie missilistiche incentrate sulla tutela dello Stretto di Hormuz e delle rotte marittime nel Golfo Persico. L’interruzione delle operazioni offensive — giunta dopo tredici notti consecutive di bombardamenti americani nell’ambito di un conflitto protrattosi per quasi cinque mesi — ha consentito una parziale ripresa del traffico navale e un immediato ridimensionamento dei prezzi del greggio, con il Brent del Mare del Nord in calo sotto i 90 dollari al barile. L’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha confermato che l’amministrazione guidata da Donald Trump intende concedere uno spazio operativo alla diplomazia, pur garantendo che le forze armate mantengono la piena prontezza operativa.
Sul fronte iraniano, il portavoce militare Mohammad Akraminia ha motivato lo stop alle operazioni come una diretta conseguenza del carattere difensivo della strategia di Teheran, sebbene il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, abbia smentito l’esistenza di colloqui diretti in corso con Washington. Il quadro geopolitico rimane influenzato dalle valutazioni strategiche sulle scorte di munizioni e dal timore di ripercussioni sulle economie globali e sugli equilibri del Medio Oriente, un contesto che pesa anche sulle prospettive politiche interne statunitensi in vista delle imminenti elezioni di metà mandato.
Mentre nella capitale iraniana le attività quotidiane proseguono regolarmente, la stabilità regionale resta minacciata dall’apertura di nuovi focolai di scontro in Yemen, dove i ribelli Houthi hanno rivendicato l’abbattimento di un drone e attacchi contro impianti petroliferi della Saudi Aramco. L’evoluzione della crisi sarà al centro del programmato incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha ribadito la necessità prioritaria di neutralizzare il programma nucleare di Teheran, sia per via negoziale sia mediante ulteriori opzioni di contenimento.
Eliza Anton
