I negoziati diretti e indiretti volti a risolvere lo stato di conflitto tra Stati Uniti e Iran attraversano una fase di profondo stallo nei negoziati. Sul piano diplomatico formale, l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Ali Bahreini, ha ammonito che Teheran potrebbe non considerarsi più vincolata dagli impegni assunti qualora Washington perseveri nella presunta violazione degli obblighi derivanti dall’Accordo di Islamabad. Fonti vicine al team negoziale iraniano hanno contestato la ricostruzione secondo cui la Repubblica Islamica avrebbe sollecitato l’apertura di nuovi tavoli di confronto, precisando che non vi sarà alcuna ripresa formale dei colloqui bilaterali finché la controparte americana non modificherà le proprie attuali posizioni. Malgrado i media statunitensi avessero ipotizzato la partenza di una delegazione ufficiale della Casa Bianca composta dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, la Cbs ha successivamente smentito la loro presenza fisica in territorio mediorientale. Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è giunto a Muscat per avviare colloqui Iran con Oman incentrati in via prioritaria sulla gestione e la sicurezza delle rotte marittime dello Stretto di Hormuz.

Il focus delle consultazioni diplomatiche nella capitale omanita si concentra sulla stesura e definizione di un accordo formale volto a garantire la piena e libera navigazione nel tratto centrale del canale. Secondo quanto rivelato dal portale Axios, ai colloqui partecipano anche mediatori del Qatar, impegnati a formalizzare una dichiarazione congiunta per la riapertura della via d’acqua al transito commerciale dopo le restrizioni precedentemente introdotte dai Guardiani della Rivoluzione. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaiel Baghaei, ha puntualizzato che le consultazioni costituiscono la prosecuzione di un percorso tecnico bilaterale avviato negli ultimi due mesi, precisando che l’Iran intende assumersi la responsabilità per l’erogazione dei servizi marittimi ordinari e la sicurezza del traffico navale. Parallelamente all’istituzione da parte di Muscat di un corridoio marittimo temporaneo ed esente da pedaggi, l’ambasciatore permanente all’Onu Amir Saeid Iravani ha chiesto formalmente l’interruzione delle operazioni belliche di Washington, prospettando in caso contrario il definitivo collasso degli accordi siglati a giugno.

Il quadro generale rimane appesantito da forti divergenze nella diversa ‘lettura’ del memorandum d’intesa e da persistenti tensioni di natura politico-militare. Sul versante iraniano, il ministro Araghchi ha rivendicato il pieno rispetto del cessate il fuoco da parte di Teheran, accusando al contempo il Segretario del Tesoro statunitense di violare le clausole del protocollo relative al divieto di dispiegamento di ulteriori assetti militari nella regione. Al contrario, la Casa Bianca imputa alla Repubblica Islamica la violazione della tregua a causa dei recenti attacchi contro i mercantili, azioni che le autorità iraniane attribuiscono a una fazione “deviata” interna al proprio apparato ma che Washington considera sotto la diretta responsabilità governativa. Mentre gli Stati Uniti insistono sulla necessità che la corsia meridionale dello Stretto rimanga totalmente accessibile e minacciano severe risposte economiche e militari, lo scenario si fa ancora più complesso sul piano politico interno: la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha diffuso un messaggio in cui riafferma la natura inderogabile della vendetta nazionale per l’assassinio del padre e predecessore, dichiarando che i responsabili non avranno una morte serena e che tale orientamento strategico prescinde dalla permanenza dei singoli vertici istituzionali al potere.

Eliza Anton