
Nel corso degli ultimi trent’anni, l’ordinamento previdenziale italiano ha registrato un profondo mutamento strutturale: l’età effettiva di accesso alla pensione è salita di 7 anni e 3 mesi nel periodo compreso tra il 1995 e il 2025. Secondo i dati ufficiali pubblicati nel rapporto annuale dell’Inps, lo scorso anno l’età media dei neo-pensionati ha raggiunto i 64 anni e 10 mesi, consolidando una crescita progressiva della decorrenza dei trattamenti che interessa in particolar modo i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld). Tra i dati più significativi emersi nelle rilevazioni più recenti, l’istituto evidenzia un parziale sorpasso dell’età media femminile rispetto a quella maschile. Questa divergenza risponde a un preciso effetto di composizione occupazionale e previdenziale: le donne ricorrono maggiormente alla pensione di vecchiaia (con requisiti anagrafici vicini ai 67 anni), mentre gli uomini risultano storicamente più rappresentati all’interno della platea delle pensioni anticipate, contrassegnate da un’uscita dal mercato del lavoro a un’età anagrafica mediamente inferiore.
L’evoluzione storica dei canali di uscita mostra traiettorie differenti. Nel comparto della pensione di vecchiaia, nel 1995 l’età di decorrenza si attestava a circa 61 anni per gli uomini e 57 anni per le donne, rispecchiando una normativa che all’epoca differenziava i requisiti in base al genere. I decenni successivi sono stati caratterizzati da un costante innalzamento dei parametri, con un’accelerazione marcata per la componente femminile dovuta ai decreti di equiparazione anagrafica ai lavoratori uomini. A partire dal 2019, l’età media per entrambi i sessi si è allineata al requisito ordinario di vecchiaia fissato a 67 anni, fino ad arrivare nel 2025 a una media effettiva alla decorrenza di 67,1 anni per gli uomini e 67,3 anni per le donne.
Per quanto riguarda invece le pensioni anticipate, la dinamica temporale si è rivelata decisamente più articolata e soggetta alle riforme politiche del mercato del lavoro. Nel 1995 l’età media alla decorrenza era molto bassa — pari a 54 anni per gli uomini e 52 anni per le donne — poiché legata a carriere contributive lunghe e precoci. Il principale punto di discontinuità del sistema è rappresentato dalla riforma introdotta nel 2011 (nota come Riforma Fornero), che attraverso il forte innalzamento dei requisiti contributivi e il superamento delle vecchie pensioni di anzianità ha generato un visibile balzo in avanti dell’età media nei bienni 2012 e 2013. Successivamente, tra il 2019 e il 2021, l’introduzione della misura sperimentale Quota 100 (uscita consentita con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi) ha prodotto una temporanea inversione di tendenza, abbassando l’età media di pensionamento. Con l’esaurimento di tale misura e il successivo passaggio a canali di flessibilità più restrittivi e con platee ridotte — quali Quota 102 e Quota 103 — i grafici dell’Inps hanno ripreso la curva ascensionale, riallineando l’età effettiva di uscita alle severe metriche stabilite dai requisiti ordinari della legge previdenziale.
Eliza Anton
