A seguito delle recenti informative riguardanti i progetti strategici di Teheran per eliminare il presidente in carica degli Stati Uniti, Donald Trump ha formulato una dura dichiarazione con cui ha minacciato di “decimare e distruggere completamente” la Repubblica Islamica nel caso in cui venisse attuato un tentativo di assassinio ai suoi danni. Attraverso la piattaforma Truth, il capo della Casa Bianca ha comunicato che 1.000 missili sono pronti al lancio e puntati verso il territorio iraniano, con la predisposizione di ulteriori migliaia di vettori pronti a colpire nell’immediato. Secondo quanto affermato dal presidente, specifici ordini militari sono già stati impartiti all’esercito statunitense, che disporrebbe delle capacità operative per condurre un’offensiva distruttiva su vasta scala contro tutte le regioni del Paese asiatico per la durata di un anno, con possibilità di ulteriore prolungamento temporale. Inoltre, in un’intervista rilasciata al New York Post, il leader di Washington ha rivelato di aver formizzato precise direttive dispositive per l’eventualità del suo decesso, ordinando ai vertici del Pentagono di bombardare l’Iran con una potenza inedita qualora l’operazione di Teheran andasse a segno.
L’innalzamento del livello di allerta bellica ha riflesso i propri effetti anche sui protocolli logistici presidenziali, sollevando marcati interrogativi in merito alla sicurezza del nuovo Air Force One, il velivolo recentemente donato dallo Stato del Qatar alla presidenza statunitense. In occasione di uno spostamento aereo dalla Turchia, l’apparato di sicurezza della Casa Bianca ha infatti optato per l’utilizzo del modello di aereo presidenziale precedente. Secondo quanto riferito da funzionari governativi citati dalla Cnn, la scelta di rinunciare al mezzo qatariota è stata dettata direttamente dai timori legati alla sicurezza in volo nel contesto dell’escalation mediorientale; l’intelligence e le scorte hanno espresso una netta preferenza per l’impiego di un aeromobile storico e interamente concepito dagli standard nazionali, giudicandolo più affidabile rispetto a una struttura civile riconfigurata in tempi recenti.
Sul piano dei riscontri di intelligence, infine, permangono valutazioni parzialmente divergenti in merito all’attualità della minaccia. Sebbene fonti giornalistiche abbiano dato conto di informazioni fornite da Israele circa un piano imminente per colpire il presidente degli Stati Uniti, lo stesso Donald Trump ha parzialmente ridimensionato l’esistenza di un’operazione inedita pianificata questa settimana. Il capo dello Stato americano ha tuttavia confermato la stabilità della minaccia nel lungo periodo, ribadendo che la leadership politica e militare di Teheran persegue l’obiettivo di una ritorsione letale nei suoi confronti da diversi anni, collocandolo stabilmente al vertice della lista degli obiettivi sensibili della Repubblica Islamica.
Eliza Anton
