
La crisi in Medio Oriente subisce una grave escalation dopo la sesta notte consecutiva di bombardamenti degli Stati Uniti contro l’Iran, a cui Teheran ha risposto lanciando attacchi militari coordinati contro Qatar, Bahrein e Kuwait. Il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha confermato di aver colpito su X decine di obiettivi militari iraniani, tra cui radar civili, sistemi di difesa aerea, infrastrutture logistiche e siti costieri. Dal canto loro, le autorità di Teheran hanno accusato Washington di aver preso di mira obiettivi civili, riportando un bilancio provvisorio di otto morti e venti feriti a causa del danneggiamento di infrastrutture logistiche chiave, tra cui sei ponti strategici nella provincia meridionale di Hormozgan, una stazione ferroviaria a Bandar Abbas e l’aeroporto di Iranshahr.
In rappresaglia ai raid statunitensi, le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno rivendicato una vasta offensiva transfrontaliera tramite l’impiego di missili balistici e droni esplosivi Arash, avvertendo che qualsiasi infrastruttura dei paesi alleati della regione diventerà un obiettivo legittimo se i bombardamenti americani non cesseranno. Il ministero della Difesa del Qatar ha confermato il contrasto di attacchi missilistici, con fonti iraniane che segnalano forti esplosioni presso la base militare statunitense di Al-Udeid. Parallelamente, in Bahrein sono scattate le sirene d’allarme e l’agenzia Fars ha riferito di attacchi diretti con droni contro raffinerie di petrolio e contro la base della Quinta Flotta della Marina USA a Juffair, oltre al sito militare di Sakhir. Anche il Kuwait ha confermato l’intercettazione di droni e missili volti a neutralizzare i sistemi radar statunitensi dislocati nel proprio territorio. Ad aggravare il quadro di instabilità nell’area dello Stretto di Hormuz, l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato al largo dell’Oman, riportando lievi danni strutturali.
Mentre il comandante delle Forze Aerospaziali dei Pasdaran, Majid Mousavi, ha annunciato la continuazione delle operazioni aeree a oltranza e l’imminenza di un’azione navale diretta contro il Centcom, lo scenario rischia un ulteriore allargamento. Secondo quanto rivelato dal sito statunitense Axios, l’amministrazione del Presidente Donald Trump starebbe valutando di ampliare la campagna militare includendo la possibilità di colpire gli impianti nucleari iraniani per neutralizzare in profondità le scorte di uranio. In preparazione di una potenziale escalation su vasta scala, gli Stati Uniti avrebbero già disposto l’invio di decine di aerei cisterna per il rifornimento in volo in Israele, finalizzati a supportare l’operatività dei caccia alleati nel caso in cui la Casa Bianca decidesse di autorizzare i nuovi piani d’attacco esaminati nella Situation Room.
Eliza Anton
