
Nel corso di un discorso alla nazione trasmesso in prima serata dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivolto pesanti accuse alla Cina, imputandole la più grave violazione di dati elettorali nella storia americana. Secondo quanto dichiarato dal capo dello Stato, Pechino avrebbe sottratto illecitamente i dati personali di 220 milioni di elettori statunitensi a partire dal ciclo elettorale del 2020. Definendo l’attuale sistema di voto “compromesso” e “indifendibile”, Trump ha annunciato la declassificazione e il rilascio immediato di documenti di intelligence atti a comprovare le proprie affermazioni. Le denunce presidenziali, tuttavia, non appaiono al momento supportate da elementi dettagliati: l’ordine impartito all’Fbi e alle agenzie di sicurezza di avviare nuove indagini sulla Cina suggerisce l’assenza di accertamenti definitivi, mentre gran parte delle informazioni anagrafiche menzionate risulta già accessibile o acquistabile pubblicamente in base alle leggi locali.
L’intervento ha sollevato forti perplessità tra analisti e commentatori politici sotto il profilo della logica e della tempistica. Rimane infatti irrisolta la contraddizione di un’equazione secondo cui la Cina avrebbe manipolato i sistemi per favorire i democratici di Joe Biden, a fronte di un meccanismo istituzionale che ha comunque consentito la vittoria elettorale di Trump e la conquista della maggioranza repubblicana in entrambi i rami del Congresso. Il presidente ha nuovamente evocato l’ombra del “deep state”, accusando esponenti degli apparati di sicurezza di aver occultato le ingerenze cinesi, sebbene i fatti contestati risalgano a un periodo in cui la guida di Washington faceva capo alla sua stessa amministrazione. Secondo l’opposizione e diversi osservatori, la retorica presidenziale mira a instillare un clima di diffidenza strutturale nel voto in vista delle elezioni per il rinnovo del Congresso, previste tra quattro mesi, capitalizzando al contempo il consenso politico attorno al Save America Act, la proposta di legge che vincola il diritto di voto all’esibizione di un documento di cittadinanza. Di fronte alla delicatezza delle affermazioni, l’emittente conservatrice Fox News ha mantenuto una linea di spiccata prudenza: pur definendo l’allocuzione presidenziale come “notevole”, il conduttore Sean Hannity ha evitato di validare i contenuti delle accuse, limitandosi ad auspicare un approfondimento rigoroso dei dossier desecretati.
Eliza Anton
