Il presidente Donald Trump è atteso a un briefing con i vertici militari — tra cui il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine — per esaminare diverse opzioni strategiche. Tra le ipotesi al vaglio figurano:

  • Operazioni mirate: Possibili interventi delle forze speciali per mettere in sicurezza le scorte di uranio altamente arricchito.
  • Presidio territoriale: Progetti per la presa di controllo di aree strategiche dello Stretto di Hormuz al fine di garantirne la riapertura commerciale.

L’obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti rimane il raggiungimento di un accordo che preveda la rinuncia iraniana al programma nucleare. Trump ha respinto le recenti aperture diplomatiche di Teheran, sottolineando che ogni trattativa è subordinata alla cessazione delle attività atomiche. Parallelamente, il Dipartimento di Stato statunitense sta lavorando alla creazione del “Maritime Freedom Mechanism”, una coalizione internazionale volta a condividere informazioni e far rispettare le sanzioni.

Impatto del blocco navale

Il blocco navale, in vigore dal 13 aprile, rappresenta secondo l’amministrazione Trump la principale leva di pressione economica su Teheran. I dati ufficiali riportati dal Comando centrale statunitense indicano:

  • 41 petroliere reindirizzate.

  • 69 milioni di barili di greggio bloccati.

  • 6 miliardi di dollari di mancate entrate stimate per l’economia iraniana.

Posizione iraniana: Il presidente Masoud Pezeshkian ha respinto la legittimità del blocco, definendolo contrario al diritto internazionale e un elemento destabilizzante per il Golfo Persico, destinato al fallimento.

Diplomazia: Fonti riferiscono di una possibile nuova proposta di pace che l’Iran potrebbe presentare al Pakistan a breve, nel tentativo di sbloccare l’impasse negoziale.

Mercati energetici: Si registra una forte volatilità sui mercati petroliferi, con il greggio Wti che ha superato i 109 dollari al barile e il Brent oltre i 113 dollari, segnando i livelli più elevati dal 2022 a causa dei timori di un’escalation militare.

Eliza Anton