
La Russia ha effettuato un’importazione via mare di circa 30.000 tonnellate di benzina AI-92 dal porto marocchino di Tangeri fino allo scalo artico di Murmansk, con la compagnia Lukoil nel ruolo di fornitore. Questa operazione si inserisce all’interno di un pacchetto di misure straordinarie messe in atto da Mosca per contrastare una grave crisi di carburante sul mercato interno, che ha portato la produzione nazionale a scendere a circa il 65% del consumo medio estivo.
La causa principale del deficit risiede nei reiterati attacchi di droni ucraini contro le infrastrutture energetiche russe; secondo stime dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), circa il 70% delle raffinerie del Paese sarebbe stato compromesso. La conseguente scarsità di prodotti raffinati ha costretto le autorità a limitare le vendite regionali e a riscontrare file alle pompe di benzina, una situazione critica ammessa pubblicamente anche dal presidente Vladimir Putin.
Per stabilizzare l’approvvigionamento e far fronte all’aumento della domanda, il governo guidato dal vice primo ministro Aleksander Novak ha disposto il blocco totale delle esportazioni di combustibili e ha avviato forniture estere straordinarie. Oltre ai carichi navali provenienti da Marocco e India, la Russia sta attualmente importando carburante via ferrovia da Paesi alleati come Bielorussia e Kazakistan. Come evidenziato dall’analisi dell’ISPI, il ricorso all’importazione di raffinati rappresenta un’inversione di rotta inedita per una nazione storicamente posizionata tra i principali esportatori mondiali di combustibili fossili.
Eliza Anton
