Iran e Oman hanno raggiunto un intesa preliminare della durata di 60 giorni per la regolamentazione del passaggio navale nello Stretto di Hormuz. L’accordo, in attesa della formale approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, stabilisce che le imbarcazioni in entrata utilizzino la rotta più vicina alla costa iraniana, mentre quelle in uscita transitino lungo la corsia prospiciente l’Oman, senza l’imposizione di alcun pedaggio. Il piano prevede anche la potenziale collaborazione di altri Paesi della regione per le operazioni di sminamento e supporto tecnico. Parallelamente, fonti giornalistiche mediorientali riferiscono che i contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran tramite mediatori sarebbero giunti alla fase finale, un’evoluzione salutata con favore dal Pakistan, che tramite il proprio ministero degli Esteri ha auspicato una rapida ripresa del dialogo tecnico bilaterale.
Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump è intervenuto con decisione per smentire le indiscrezioni di stampa relative a una presunta carenza di munizioni e missili a lungo raggio nelle forniture statunitensi. Reagendo alle ricostruzioni di Nbc e Washington Post — secondo cui le ridotte scorte avrebbero limitato le opzioni militari americane provocando tensioni a Camp David con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth —, Trump ha assicurato che gli USA dispongono di enormi riserve e che la produzione bellica industriale è ai massimi storici, promettendo al contempo dure sanzioni detentive per gli informatori anonimi accusati di tradimento.
La smentita è stata ribadita dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha definito le notizie del tutto infondate. Sul piano strategico, pur confermando l’esistenza di interlocuzioni con Teheran e dicendosi favorevole a un accordo diplomatico per evitare perdite umane, l’amministrazione americana mantiene la massima cautela: il vicepresidente JD Vance ha definito la trattativa estremamente complessa e articolata, sottolineando che Washington intende avvalersi di tutti gli strumenti militari, economici e diplomatici per garantire un esito favorevole, scongiurare il rischio nucleare iraniano e stabilizzare i prezzi del petrolio.
Eliza Anton
