La Commissione europea si appresta a presentare la proposta di legge denominata European Innovation Act, un intervento volto a colmare il divario competitivo che separa le imprese dell’Unione Europea da quelle di Stati Uniti e Cina nella commercializzazione delle innovazioni, in particolare nell’ambito del deep tech e nei settori ad alta tecnologia. La proposta intende risolvere il paradosso per cui l’Europa, pur figurando tra i leader mondiali per qualità della ricerca scientifica, stenta a convertire questo patrimonio in successo commerciale all’interno del Mercato unico, con conseguenti ripercussioni sulla produttività e sulla prosperità nel lungo periodo.
Per conseguire tali finalità, l’iniziativa legislativa dell’esecutivo comunitario interviene in modo mirato su due pilastri strategici. Sul fronte degli appalti pubblici per la ricerca, il regolamento introduce norme europee uniformi per consentire alle pubbliche amministrazioni di acquistare attività di ricerca e sviluppo (R&S) e tecnologie non ancora presenti sul mercato, promuovendo anche acquisti congiunti tra più Stati membri per raggiungere la massa critica necessaria. L’obiettivo dichiarato è incrementare la quota di risorse pubbliche destinate alla R&S dall’attuale 0,6% al 3% del totale degli appalti, portando la spesa complessiva da 17,28 miliardi a 86,4 miliardi di euro per allinearsi agli standard delle altre potenze globali.
Sul fronte della proprietà intellettuale, il provvedimento stabilisce un sistema europeo di valutazione dei brevetti e beni immateriali e un mercato unico per la loro compravendita. La misura mira a incentivare l’uso dei titoli di proprietà industriale come garanzia per l’accesso al credito, superando uno dei principali limiti strutturali delle start-up europee, che al decimo anno di attività riescono a raccogliere circa il 50% di capitale in meno rispetto alle concorrenti statunitensi.
Eliza Anton
