Il conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran mostra segni di prolungamento. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha deliberato un’estensione del dispiegamento delle truppe e delle missioni militari che potrebbe far proseguire le operazioni fino al 2027. Questa strategia militare a lungo termine deroga dalle iniziali promesse di un intervento rapido, mirando a offrire al presidente Donald Trump diverse opzioni strategiche. Dal canto suo, durante un evento alla Casa Bianca, Trump ha rivendicato i risultati dell’offensiva affermando che le forze statunitensi hanno distrutto gran parte delle strutture avversarie e mantenuto la tutela degli interessi di Israele, degli Stati Uniti e dell’Europa.
Uno dei fronti strategici più caldi rimane lo Stretto di Hormuz. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti ne mantengono il controllo strategico per garantire il passaggio delle navi petrolifere. A conferma di ciò, l’esercito statunitense ha condotto un’imponente operazione scortando un record di 40 navi commerciali cariche di 18 milioni di barili di petrolio, eseguendo al contempo raid su circa 60 obiettivi militari iraniani — tra cui siti di difesa aerea, radar e risorse marittime — per neutralizzare le minacce nell’area.
In ambito internazionale e regionale, il segretario di Stato Marco Rubio ha ridimensionato l’impatto dell’assistenza russa all’Iran confermata dal presidente Vladimir Putin al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, assicurando che l’intesa tra Mosca e Teheran non limita la capacità di azione di Washington. Sul piano delle ostilità sul campo, le difese aeree del Kuwait hanno intercettato nella notte un attacco condotto dall’Iran con droni e missili. Parallelamente, prosegue il lavoro della diplomazia: l’inviato americano Steve Witkoff ha incontrato in Sardegna il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, coordinando le azioni con un partner chiave per la messa in sicurezza delle rotte petrolifere e per il pressamento economico su Teheran.
Eliza Anton
