Il dibattito parlamentare sulla riforma della legge elettorale entra in una fase cruciale con il deposito dei testi direttamente per l’Aula del Senato, dove il provvedimento approderà il 9 settembre per puntare all’approvazione finale il 15 settembre. La scelta di bypassare il voto finale sulle modifiche nelle commissioni nasce dall’esigenza di concedere ulteriore tempo ai partiti della maggioranza per trovare una linea comune ed evitare uno strappo formale del governo nelle prime fasi dell’iter.
Al centro del confronto politico figura l’emendamento sul ballottaggio, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera. La proposta definisce un meccanismo complesso: il secondo turno scatta se nessuna coalizione raggiunge il 48% dei voti in entrambe le Camere, a condizione che le prime due forze siano entrambe sopra la soglia del 38%. Qualora invece una sola coalizione superi il 38% e la seconda resti al di sotto, il premio di maggioranza viene assegnato direttamente al primo turno alla lista più votata, purché questa abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi in entrambi i rami del Parlamento. Nonostante il via libera della premier Giorgia Meloni alla presentazione del testo, la misura non viene considerata dirimente all’interno di FdI, lasciando aperta la possibilità di un ritiro per evitare spaccature interne.
All’interno del centrodestra le posizioni rimangono articolate. La Lega ribadisce la propria netta contrarietà al secondo turno, mentre Forza Italia sceglie di non presentare emendamenti autonomi per privilegiare la coesione di coalizione, pur dicendosi aperta a valutare correttivi sulla governabilità. La maggioranza si presenta invece compatta su tre emendamenti unitari: il testo sulle preferenze (che prevede fino a tre indicazioni e reintroduce la misura già bocciata alla Camera, mantenendo i capilista bloccati senza obbligo di alternanza di genere), una correzione tecnica sul tetto massimo di 113 seggi al Senato per chi ottiene il premio, e la ridefinizione dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Resta invece diviso il fronte sulla cosiddetta norma anti-cespugli, dove si ipotizza l’abolizione del limite o l’abbassamento della soglia di sbarramento dal 3% al 2%.
Netta la presa di posizione delle opposizioni, che annunciano una dura battaglia parlamentare. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein definisce la proposta sul ballottaggio una mossa che accentuerebbe i profili di incostituzionalità della legge. Le forze di minoranza concordano su emendamenti unitari volti a eliminare le liste bloccate, introdurre la vera parità di genere, eliminare l’indicazione del candidato premier e innalzare al 45% la soglia minima per il premio di maggioranza. Critiche sul ballottaggio giungono anche da Futuro Nazionale, che contesta la logica politica di condizionare o trasferire i voti tra coalizioni.
Eliza Anton
