L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato a scrutinio segreto la relazione della Giunta per le autorizzazioni, negando alla Procura di Roma la possibilità di sequestrare e utilizzare le conversazioni informatiche intercorse tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e l’imprenditore Caroccia. L’esito della votazione ha visto 206 voti favorevoli alla relazione di maggioranza (quindi contrari all’accesso ai messaggi) e 133 voti contrari. Lo schieramento parlamentare ha ricalcato la spaccatura politica tra le forze di governo e quelle di minoranza: a sostegno del diniego si sono espressi in modo compatto tutti i partiti della maggioranza di centrodestra e gli otto deputati del gruppo Futuro Nazionale riconducibili a Vannacci, mentre per la concessione dell’autorizzazione si sono espressi unitariamente i gruppi d’opposizione di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione.

A difesa del pronunciamento dell’Aula è intervenuto il relatore di maggioranza Pietro Pittalis (Forza Italia), il quale ha rigettato l’accusa di aver creato una tutela di comodo per l’esponente dell’esecutivo. Pittalis ha chiarito che il diniego non costituisce uno scudo per paralizzare le indagini, poiché la magistratura conserva la piena facoltà di condurre gli accertamenti giudiziari attraverso le restanti modalità previste dal codice di procedura. In parallelo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha manifestato soddisfazione per la decisione, ribadendo l’urgenza di introdurre criteri di selezione preventiva dei dati digitali per impedire che la vita privata dei cittadini, custodita all’interno degli smartphone, venga integralmente esposta nelle inchieste.

Di contro, la decisione ha sollevato l’indignazione e le vivaci proteste delle opposizioni in Aula. La segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato l’operato della maggioranza, sostenendo che le energie del governo siano indirizzate al mantenimento di tutele personali anziché alla risoluzione delle priorità dei cittadini. Particolarmente dura la posizione del leader del M5s Giuseppe Conte, che ha denunciato l’esistenza di una giustizia a doppio binario rigida verso le fasce deboli e permissiva nei confronti della classe politica. Al termine del suo discorso, Conte ha dato il via alla protesta dei deputati e senatori pentastellati, i quali hanno mostrato i propri telefoni cellulari aderendo all’iniziativa simbolica #fuorilechat. A questa forma di dissenso si è aggiunta quella dei parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra, i quali, durante la dichiarazione di voto della deputata Elisabetta Piccolotti, hanno indossato delle bende bianche sugli occhi per rappresentare la presunta cecità voluta dal Parlamento di fronte all’operato dei giudici.

Eliza Anton