Il quadro della finanza pubblica italiana mostra una significativa riduzione del rapporto deficit/Pil, passato dall’8,1% del 2022 (anno di insediamento dell’attuale esecutivo) al 3,1% attuale. Il dato registrato risulta più favorevole rispetto alle stime programmatiche dello stesso Governo, che per il 2025 prevedevano un valore del 3,3%.

Nonostante il miglioramento, resta lo scarto di un decimo di punto rispetto alla soglia del 3%, limite fissato dalle regole europee. Il raggiungimento di tale obiettivo avrebbe permesso all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, sbloccando di conseguenza una maggiore capacità di spesa per il bilancio dello Stato. Secondo le analisi riportate, il mancato centramento dell’obiettivo sarebbe legato a una differenza di circa 20 miliardi di Pil rispetto ai 2.258 miliardi attualmente stimati dall’Istat.

Il resoconto evidenzia due fattori critici che avrebbero condizionato l’esito finale:

  • Revisioni statistiche: Viene sollevato il tema della ricorrente sottostima iniziale dei dati Istat, che negli anni passati sono stati spesso rivisti al rialzo in un secondo momento. Una dinamica che, se confermata per il 2025, potrebbe certificare a posteriori il superamento della soglia del 3%.

  • Oneri dei bonus edilizi: L’analisi punta il dito contro i costi del Superbonus, misura ereditata dal governo Conte II. Viene sottolineato come l’esborso miliardario legato a questa agevolazione gravi ancora pesantemente sulle casse pubbliche nel 2025; senza tale onere, il rapporto deficit/Pil sarebbe sceso sotto il 3% nonostante le attuali stime di crescita.

Il Governo rivendica la gestione responsabile delle risorse, difesa come fonte di prestigio e stabilità internazionale, ma lamenta che gli oneri dei bonus edilizi abbiano sottratto margini di manovra che sarebbero stati altrimenti destinati a sanità, scuola e redditi bassi.

Eliza Anton