L’Ucraina ha intensificato le sue azioni offensive in territorio russo e nelle aree occupate, registrando un significativo avanzamento nella propria autonomia bellica. La conferma principale arriva direttamente dal presidente Volodymyr Zelensky, il quale ha annunciato che una fabbrica di armi a Cheboksary, nella repubblica russa della Ciuvascia a circa 1.000 chilometri dal confine, è stata colpita durante la notte da missili da crociera di fabbricazione ucraina denominati Flamingo.
Questo vettore a lungo raggio (FP-5), testato nell’agosto 2025 con una gittata dichiarata di 3.000 chilometri, viene impiegato per compensare la mancanza di rifornimenti costanti da parte degli alleati occidentali. Il governatore locale, Oleg Nykolaev, ha confermato l’attacco sullo stabilimento – strategico per la fornitura di componenti per droni e missili alle forze di occupazione – avviando le verifiche su danni e vittime. Parallelamente, lo Stato maggiore ucraino ha riferito di aver preso di mira anche una raffineria di petrolio nella regione di Samara e una petroliera russa nel Mar Nero.
Il quadro degli approvvigionamenti missilistici di Kiev vede una produzione interna focalizzata sui modelli Flamingo e Neptune, affiancata da piccoli quantitativi di missili europei Scalp e Storm Shadow, mentre non si registra ancora la consegna dei Tomahawk statunitensi richiesti da Zelensky. Questi raid si inseriscono in una più ampia strategia a medio e lungo raggio volta a colpire le retrovie industriali ed energetiche russe a oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala.
Contemporaneamente, sul fronte dei territori occupati, un’operazione congiunta tra il primo corpo d’armata Azov e il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha inferto un duro colpo alle linee logistiche nemiche nel porto di Mariupol. Gli attacchi mirati hanno devastato infrastrutture nevralgiche, tra cui sottostazioni elettriche, apparecchiature radar, la torre di controllo e depositi di carburante, oltre a colpire una nave cargo utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni internazionali. L’offensiva ha provocato un totale blackout dello scalo marittimo, determinando il blocco completo delle operazioni portuali e impedendo alla Russia di utilizzare la struttura per il rifornimento delle truppe schierate al fronte, centrando l’obiettivo strategico di isolare i contingenti russi e ridurne le capacità difensive.
Eliza Anton
