La tensione tra Washington e Teheran ha raggiunto un nuovo punto di rottura. Il Presidente statunitense Donald Trump, visibilmente frustrato dall’andamento dei negoziati, ha definito “inaccettabile spazzatura” l’ultima risposta iraniana, avvertendo che il cessate il fuoco è attualmente “in condizioni critiche”. Secondo fonti citate dalla Cnn, la Casa Bianca starebbe prendendo in seria considerazione la ripresa delle operazioni militari per sbloccare l’impasse diplomatica e porre fine alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Le posizioni dell’amministrazione americana
All’interno del governo Usa si registrano sfumature differenti sulla strategia da adottare:
Il Pentagono: Alcuni funzionari spingono per un approccio aggressivo, ipotizzando attacchi mirati per indebolire la posizione negoziale dell’Iran. Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha confermato che le forze armate sono pronte a intervenire, rivelando inoltre che il conflitto è già costato alle casse americane 29 miliardi di dollari.
La linea diplomatica: Altri settori dell’amministrazione premono per una soluzione mediata, pur mettendo in discussione l’efficacia dei mediatori pakistani nel trasmettere la fermezza americana.
Il Presidente Trump: In un’intervista recente, ha ribadito che l’obiettivo primario resta impedire all’Iran di ottenere l‘arma nucleare. Nonostante la retorica bellicosa, Trump ha confermato l’esistenza di contatti diretti con funzionari iraniani, dichiarando di non avere “fretta” di chiudere un accordo che non soddisfi pienamente gli standard statunitensi.
La risposta di Teheran
La Repubblica Islamica ha reagito con fermezza alle minacce di Washington. Il presidente del parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ha assicurato che le forze armate iraniane sono pronte a “dare una lezione” in caso di aggressione, insistendo sulla proposta in 14 punti presentata da Teheran. Sul piano tecnico-militare, il Parlamento iraniano ha ventilato l’ipotesi di innalzare l‘arricchimento dell’uranio al 90% come ritorsione a nuovi attacchi. Sul fronte interno, continua la linea dura del regime con l’esecuzione di una condanna a morte per ribellione armata.
Il ruolo dei mediatori e il viaggio in Cina
Mentre il Pakistan smentisce categoricamente le indiscrezioni circa la protezione di aerei iraniani sul proprio territorio, gli occhi del mondo sono puntati su Pechino. Il Presidente Trump è in partenza per la Cina, accompagnato da Hegseth, per un vertice in cui la crisi mediorientale sarà protagonista. L’ambasciata iraniana a Pechino ha auspicato che il governo cinese possa agire come “forza importante” per la de-escalation.
Infine, sul fronte interno americano, emerge una nuova controversia: secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sui giornalisti responsabili di fughe di notizie relative a dossier sensibili sulla sicurezza nazionale e sulla guerra in Iran.
Eliza Anton
