La Procura della Repubblica di Roma ha iscritto tre persone nel registro degli indagati nell’ambito di un’importante inchiesta giudiziaria incentrata su presunte condotte illecite legate alla realizzazione dell’opera pubblica del Ponte sullo Stretto di Messina. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo dall’ufficio del pubblico ministero capitolino, in concorso tra loro, riguardano la corruzione per l’esercizio della funzione, la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, la corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e la rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Su delega della magistratura, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un decreto di perquisizione personale, domiciliare e informatica che ha interessato le province di Roma, Reggio Calabria e Frosinone. Nel corso delle operazioni, i militari dell’Arma hanno proceduto al sequestro di dispositivi elettronici e documentazione cartacea, ora sottoposti ad analisi tecniche per valutarne la valenza probatoria.

I tre soggetti sottoposti a indagine sono l’avvocato settantunenne Giacomo Francesco Saccomanno, già consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” fino al 29 aprile 2026 e presidente dell’associazione “Accademia Calabria”; l’imprenditore reggino sessantacinquenne Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne della medesima associazione e residente a Roma; e il settantenne Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex procuratore aggiunto, collocato in quiescenza dal mese di febbraio del 2026.

Le accuse di corruzione e la rivelazione dei segreti d’ufficio

Il fulcro dell’attività investigativa, avviata per fatti risalenti al periodo compreso tra ottobre e novembre del 2025, riguarda un presunto piano coordinato volto a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’infrastruttura. Secondo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati di Roma, Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli appoggi politici e istituzionali per ricoprire incarichi di vertice in enti di diritto pubblico o società partecipate – con specifico riferimento alla Presidenza dell’Antitrust – una volta giunto al pensionamento nel febbraio 2026. Tali utilità, che includevano anche raccomandazioni e la partecipazione a eventi promozionali, sarebbero state subordinate a un intervento attivo del magistrato per orientare l’esito del controllo contabile in senso favorevole agli interessi della società committente.

In cambio di tali promesse, Tommaso Miele avrebbe offerto la propria disponibilità a favorire la “Stretto di Messina Spa”, concretamente interessata a ottenere un parere positivo sulla delibera con cui il Cipess aveva approvato il progetto definitivo con prescrizioni, legandone l’efficacia alla registrazione del relativo decreto.

L’accusa evidenzia come il magistrato contabile avrebbe violato i doveri del proprio ufficio fornendo costanti aggiornamenti riservati sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sullo sviluppo della camera di consiglio in adunanza plenaria. Inoltre, Miele avrebbe esaminato la decisione sfavorevole emessa il 29 ottobre 2025, impegnandosi a redigere una memoria tecnica difensiva da consegnare al commercialista della società stradale. I magistrati inquirenti ipotizzano inoltre che i due intermediari calabresi abbiano tentato di approcciare altri giudici contabili ritenuti influenti e abbiano rivelato a terzi le informazioni coperte da segreto d’ufficio apprese dal magistrato indagato.

La replica dei vertici aziendali e il quadro normativo

I vertici della stazione appaltante hanno reagito formalmente alla diffusione della notizia della perquisizione e dell’apertura del fascicolo giudiziario. L’amministratore delegato della società “Stretto di Messina Spa”, Pietro Ciucci, ha diffuso una nota ufficiale manifestando sorpresa per gli esiti delle indagini e ribadendo la totale estraneità della società ai fatti contestati dalla Procura di Roma. L’amministratore delegato ha assicurato la completa disponibilità dell’azienda a collaborare con le autorità inquirenti per agevolare l’accertamento della verità, preannunciando l’adozione di ogni misura necessaria a tutelare l’immagine aziendale e la regolarità del progetto infrastrutturale dello Stretto.

Ciucci ha inoltre tenuto a precisare che la struttura societaria prosegue regolarmente il proprio mandato istituzionale per la realizzazione dell’opera nel segno della massima trasparenza, conformandosi pienamente a tutti i rilievi formali espressi dalla Corte dei Conti nelle sue precedenti deliberazioni. L’adeguamento ai rilievi della magistratura contabile, ha ricordato la dirigenza, è dettagliatamente normato e definito dalle disposizioni introdotte dal recente decreto legge “Commissari” dell’11 marzo 2026, il quale fissa il perimetro operativo e amministrativo per l’adempimento della missione strategica affidata alla società dal Parlamento e dall’esecutivo nazionale.

Eliza Anton