La città di Belfast è stata teatro di una seconda ondata consecutiva di scontri urbani, scaturiti dalle proteste contro le politiche migratorie del governo britannico e sfociati in gravi violenze razziali. I disordini si sono concentrati prevalentemente nell’area di Glengormley, a nord della capitale nordirlandese, dove gruppi di manifestanti hanno ingaggiato fitti lanci di mattoni, bottiglie di vetro e oggetti contundenti contro i reparti mobili della polizia, appiccando contestualmente incendi ai cassonetti della spazzatura.
Per disperdere la folla e riprendere il controllo del territorio, le autorità di pubblica sicurezza hanno fatto ricorso all’utilizzo di un cannone ad acqua e hanno disposto l’arrivo imminente di contingenti di rinforzo. Sebbene il centro cittadino sia stato risparmiato dai tumulti diretti, l’impatto sulla vita pubblica è rimasto elevato, con la chiusura generalizzata delle attività commerciali, strade deserte e la comparsa di scritte e graffiti islamofobi sui muri dei quartieri già colpiti dal rogo di un autobus e dall’assedio ad abitazioni di nuclei familiari stranieri.
L’origine della crisi e il dibattito sul ruolo delle piattaforme digitali
La spirale di intolleranza e le rivolte anti-immigrati si sono innescate a seguito dell’aggressione con arma da taglio perpetrata lunedì sera ai danni di un cittadino locale, Stephen Ogilvie, il quale ha riportato la perdita di un occhio ed è attualmente ricoverato in condizioni stabili. L’escalation è stata accelerata dalla diffusione virale sul web del filmato del ferimento, che ha catalizzato la reazione delle frange radicali. Il presunto autore dell’attacco, identificato nel trentenne di origine sudanese Hadi Alodid, è comparso dinanzi alla magistratura di Belfast con l’accusa di tentato omicidio, venendo associato alla custodia cautelare in carcere in attesa dell’udienza fissata per l’8 luglio; la polizia ha temporaneamente escluso la matrice terroristica, mantenendo aperte le indagini sui motivi del gesto.
L’autorità per le comunicazioni Ofcom e i vertici istituzionali hanno denunciato la spinta disinformativa proveniente dai social network e la sponda offerta da esponenti dell’estrema destra, mentre il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha definito i disordini scioccanti, richiamando le piattaforme digitali al rispetto dei vincoli di legge per arginare la condivisione di dati sensibili e la propaganda d’odio online.
Eliza Anton
