Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha confermato il raggiungimento di uno storico memorandum d’intesa con gli Stati Uniti volto a sancire la fine immediata e permanente della guerra in Medio Oriente, con la cessazione formale delle ostilità su tutti i fronti attivi, incluso il Libano. La stipula solenne dell’accordo si terrà venerdì 19 giugno a Ginevra alla presenza del vicepresidente statunitense JD Vance e del presidente Donald Trump, dopo che una fitta serie di colloqui preparatori indiretti è stata pianificata a Doha per limare i dettagli tecnici sotto l’egida dei mediatori del Qatar.

L’annuncio iniziale, formalizzato dal premier pachistano Shehbaz Sharif in virtù del ruolo di mediazione diplomatica svolto dal suo Paese, ha trovato immediato riscontro nelle dichiarazioni di Trump sulla piattaforma Truth Social, dove il leader americano ha decretato la riapertura dello Stretto di Hormuz e la contestuale revoca del blocco navale. Di contro, lo stato maggiore delle forze armate di Teheran e il comando centrale Khatam al-Anbiya, tramite i canali della televisione di Stato, hanno diffuso una retorica di vittoria strategica, asserendo che la Repubblica Islamica ha imposto la propria volontà e costretto i nemici statunitensi e sionisti ad accettare la resa.

La diffusione della notizia ha generato un impatto immediato sui mercati finanziari internazionali, provocando un crollo superiore al 5% nelle quotazioni del petrolio e innescando solidi rialzi nei principali listini azionari asiatici, con la Borsa di Tokyo in crescita di oltre il 4% e Seul sopra il 5%. Sebbene il testo ufficiale del memorandum non sia stato divulgato, è stato stabilito che entro 60 giorni si apriranno quattro tavoli negoziali tematici incentrati su: il monitoraggio degli obblighi reciproci, il dossier nucleare, i piani di ricostruzione economica e le modalità per la revoca delle sanzioni. Permangono tuttavia discrepanze informative circa l’aspetto finanziario: mentre fonti d’oltreoceano escludono concessioni preventive, l’agenzia di stampa Mehr ha ipotizzato lo sblocco di 24 miliardi di dollari di asset iraniani congelati all’estero da erogare in tranche progressive.

Lo scenario complessivo verrà esaminato dai leader mondiali durante l’imminente vertice del G7 a Evian, in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron e le cancellerie di Regno Unito, Germania e Italia si coordineranno per verificare l’effettivo rispetto degli impegni sul programma balistico e atomico da parte di Teheran.

Il quadro diplomatico globale mostra una marcata polarizzazione tra le diplomazie occidentali e i vertici di Tel Aviv riguardo alla tenuta dell’intesa, definita dal Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres come un passo cruciale per la stabilità. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso pieno appoggio alla bozza, sottolineando la necessità di preservare l’integrità territoriale del Libano e porre un freno alle attività destabilizzanti nella regione. In linea con l’asse europeo, il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha manifestato un forte apprezzamento per il documento siglato, dichiarando la disponibilità dell’Italia a partecipare a una missione navale internazionale per garantire la sicurezza delle rotte commerciali nel Golfo Persico, previo passaggio e autorizzazione del Parlamento.

Sulla sponda opposta, il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir ha rigettato categoricamente l’efficacia del testo, affermando che l’accordo di Trump non vincola Israele nelle proprie scelte di difesa e rifiutando qualsiasi forma di subordinazione politica alle decisioni di Washington, in un momento di forte attrito fra la Casa Bianca e il premier Benjamin Netanyahu per i recenti raid militari condotti alla periferia di Beirut.

Il quadro diplomatico globale mostra una marcata polarizzazione tra le diplomazie occidentali e i vertici di Tel Aviv riguardo alla tenuta dell’intesa, definita dal Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres come un passo cruciale per la stabilità. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso pieno appoggio alla bozza, sottolineando la necessità di preservare l’integrità territoriale del Libano e porre un freno alle attività destabilizzanti nella regione. In linea con l’asse europeo, il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha manifestato un forte apprezzamento per il documento siglato, dichiarando la disponibilità dell’Italia a partecipare a una missione navale internazionale per garantire la sicurezza delle rotte commerciali nel Golfo Persico, previo passaggio e autorizzazione del Parlamento. Sulla sponda opposta, il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir ha rigettato categoricamente l’efficacia del testo, affermando che l’accordo di Trump non vincola Israele nelle proprie scelte di difesa e rifiutando qualsiasi forma di subordinazione politica alle decisioni di Washington, in un momento di forte attrito fra la Casa Bianca e il premier Benjamin Netanyahu per i recenti raid militari condotti alla periferia di Beirut.

Eliza Anton