
Il percorso parlamentare della nuova legge elettorale ha registrato un’importante accelerazione dopo la decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio di fissare l’approdo del testo in Aula alla Camera per venerdì 26 luglio. L’avvio dei lavori avverrà con la discussione generale, mentre le tempistiche dettagliate dell’esame — che si preannuncia contingentato — saranno stabilite in una successiva riunione il primo luglio. Durante la riunione, le opposizioni hanno respinto il nodo della mediazione proposto dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, il quale aveva ipotizzato uno slittamento dell’approdo in Aula a lunedì 29 luglio. La calendarizzazione ha sollevato dure critiche sul metodo da parte delle minoranze: la capogruppo del Pd Chiara Braga ha parlato di un’ennesima forzatura dettata dalla paura della maggioranza di perdere le elezioni, mentre Maria Elena Boschi di Italia Viva ha accusato il centrodestra di voler troncare i lavori in commissione per evitare spaccature interne sul tema delle preferenze.
I timori e sospetti dell’opposizione sono stati riassunti anche da Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) e Carmela Auriemma (M5s), i quali ipotizzano che il testo sia ormai blindato e che la fretta della maggioranza serva a mascherare la mancanza di una reale unità interna prima della pausa estiva. Parallelamente, si registra uno scontro sugli emendamenti sia sul piano metodologico sia sul piano politico; il presidente del Pd Stefano Bonaccini ha infatti invocato una mobilitazione del fronte progressista per denunciare quello che considera uno strappo sulle regole istituzionali, sottolineando che i circa 300 emendamenti depositati meriterebbero un confronto franco e approfondito.
In Commissione Affari costituzionali la tensione è salita in particolare attorno al caso dell’ordine in lista. Ha suscitato un forte dibattito la bocciatura di un emendamento presentato da Edoardo Ziello (Futuro Nazionale), che proponeva di stabilire l’ordine dei candidati sulle schede e sui manifesti tramite il sorteggio della lettera iniziale del cognome, evitando così gerarchie fisse.
Le reazioni dei partiti sono state immediate: l’esponente della Lega Igor Iezzi e i rappresentanti di Forza Italia hanno criticato duramente la proposta, definendola incomprensibile e contraddittoria rispetto alle recenti aperture sul tema della rappresentanza. L’eurodeputato Roberto Vannacci ha replicato difendendo la centralità della sovranità popolare e respingendo le accuse di ostruzionismo, mentre lanciava a sua volta accuse sui lavori parlamentari contro l’asse tra la sinistra e l’alleanza di centrodestra, colpevole a suo dire di voler escludere tramite giochi di palazzo gli emendamenti relativi alle preferenze, alla revisione dell’alternanza di genere e all’introduzione della raccolta firme in modalità digitale.
Eliza Anton
