Una crisi diplomatica tra Madrid e Roma si è innescata a seguito della decisione del governo italiano di sospendere gli accordi di Schengen e ripristinare i controlli alla frontiera, misura adottata dopo il massiccio afflusso di decine di migliaia di migranti dal Marocco verso l’exclave spagnola di Ceuta. L’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha lanciato un ultimatum all’Italia, minacciando contromisure proporzionate qualora le restrizioni non vengano revocate entro domenica, e ha bollato il provvedimento come una scelta priva di precedenti fondata su motivazioni pretestuose. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha ribadito che la situazione a Ceuta e Melilla è sotto controllo, sottolineando come l’Italia registri storicamente un numero superiore di ingressi irregolari senza che Madrid abbia mai bloccato la libera circolazione.
La replica di Palazzo Chigi non si è fatta attendere: l’ufficio della premier Giorgia Meloni ha respinto fermamente l’ultimatum estero, precisando comunque la volontà di mantenere un dialogo costruttivo con la Spagna. Contestualmente, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso la legittimità della misura eccezionale per ragioni di sicurezza nazionale, evidenziando come i report d’intelligence indichino il rischio concreto di una nuova ondata migratoria il 15 agosto, guidata da appelli sui social network noti come “al-hajma” (l’offensiva) dalla città di Fnideq. Un’eventuale revisione dei controlli sui confini da parte italiana verrà quindi presa in considerazione soltanto dopo la metà del mese.
Sul fronte operativo, la Spagna ha intensificato le misure di sicurezza a Ceuta mediante il dispiegamento di centinaia di agenti della Polizia Nazionale, reparti della Guardia Civil e circa duemila membri delle Forze Armate dotati di droni ed elicotteri. Nonostante la maggior parte degli entrati sia stata rimpatriata, nell’exclave restano centinaia di persone, tra cui molti minori, e proseguono i tentativi d’ingresso che hanno provocato tragici incidenti. Mentre il bilancio ufficiale provvisorio parla di 82 vittime, le stime delle organizzazioni non governative indicano cifre doppie, spingendo l’opposizione del Partito Popolare a denunciare una grave violazione dell’integrità territoriale e a chiedere un’immediata riferibilità parlamentare ai ministri del governo Sánchez.
Eliza Anton
