I carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla gip Iole Moricca su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dell’ex editore Valter Lavitola e del suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, quest’ultimo attualmente ricercato in Africa. L’ipotesi d’accusa individua in Lavitola il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 a Pomezia davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore del programma televisivo Report, quando un ordigno distrusse le automobili dello stesso giornalista e della figlia. Ai due indagati vengono contestati i reati di concorso in detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità mafiose.
Secondo la ricostruzione della magistratura romana, Lavitola avrebbe ideato il piano con un duplice scopo: generare una forte esposizione mediatica per tutelare l’amico Ranucci dal rischio di perdere la conduzione della trasmissione d’inchiesta e, al contempo, aumentarne la popolarità per favorirne una futura “discesa in campo” in politica. L’ordinanza sottolinea come l’indagato abbia dimostrato un’estrema audacia nel confezionare una strategia di manipolazione verso la persona offesa, sfruttando il loro profondo legame personale per spingerlo a difenderlo pubblicamente. Il provvedimento esclude in modo categorico qualsiasi coinvolgimento o accordo preventivo da parte del conduttore, confermando che Ranucci è una vittima incolpevole inconsapevolmente usata per rafforzare la tesi difensiva dell’imprenditore.
Dal punto di vista operativo, le indagini ricostruiscono la rete d’azione intessuta da Tavares, che avrebbe fatto da raccordo logistico ingaggiando ed esecutori materiali in Campania e partecipando, insieme a Lavitola, a sopralluoghi preparatori nel settembre e nell’ottobre 2025 vicino alla villa della vittima. Attraverso le intercettazioni telefoniche, gli inquirenti hanno evidenziato la costante pressione di Lavitola per mantenere l’appoggio di Ranucci, mostrando timori sull’eventualità di dover virare verso una strategia d’attacco qualora il sostegno del giornalista fosse venuto meno. A seguito degli sviluppi giudiziari, l’avvocato Roberto De Vita, legale del conduttore, ha espresso la necessità di chiarire pienamente il movente dell’attentato, denunciando parallelamente le strumentalizzazioni politiche volte a delegittimare il lavoro del giornalismo d’inchiesta.
Eliza Anton
