La crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta ha raggiunto dimensioni senza precedenti, con il Ministero dell’Interno di Madrid che stima l’attraversamento del confine da parte di circa 50.000 migranti, metà dei quali già rientrati in Marocco, mentre le autorità locali parlano di un afflusso fino a 60.000 persone. L’eccezionale pressione ai confini, che rappresenta circa il 50% dell’intera popolazione locale, ha trasformato le strade della città in un dormitorio a cielo aperto a causa dei continui arrivi via mare e via terra. Il primo ministro Pedro Sánchez, in visita nell’enclave, ha duro espresso il proprio sdegno definendo gli eventi un attacco e una violazione dell’integrità territoriale della Spagna. Per arginare l’emergenza e prevenire tragedie lungo la scogliera del Tarajal, Madrid ha disposto il rafforzamento dei pattugliamenti con l’invio di sommozzatori e droni, mentre le forze dell’ordine e i sindacati di polizia denunciano una situazione ormai insostenibile.
Sul piano umano, la vicenda ha registrato un drammatico record storico di vittime tra i migranti, con il bilancio che è salito ad almeno 49 morti nel corso dell’anno, superando il precedente primato del 2015. Gli eventi hanno immediatamente provocato forti scosse nel panorama politico internazionale: la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha paventato la possibile sospensione del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna, misura ipotizzata anche dalla Finlandia per tutelare la sicurezza dei confini comunitari. La presa di posizione italiana, unitamente alle critiche del ministro Antonio Tajani sulle politiche migratorie di Madrid, ha innescato uno scontro diplomatico diretto tra Italia e Spagna, culminato con la convocazione formale dell’ambasciatore italiano da parte del governo spagnolo.
Eliza Anton
