I recenti raid condotti con droni nelle regioni russe di Belgorod e del Tatarstan hanno provocato la morte di diciotto persone e oltre ottanta tra feriti e vittime complessive nell’arco di soli due giorni. Di fronte alla gravità degli eventi, le autorità locali hanno proclamato una giornata di lutto nazionale. La posizione di Mosca è stata espressa da Rodion Miroshnik, ambasciatore speciale incaricato dal ministero degli Esteri russo di seguire i dossier relativi ai presunti crimini del governo ucraino. Il diplomatico ha qualificato le incursioni come crimini di guerra e attacchi terroristici deliberati, sostenendo che Kiev stia perseguendo una programmata escalation del conflitto per esercitare pressione psicologica e intimidire la popolazione civile allo scopo di ricavarne un vantaggio politico.
Sul fronte opposto, lo Stato Maggiore ucraino ha confermato ufficialmente di aver condotto l’operazione contro la raffineria Taneko, situata nella città industriale di Nizhnekamsk, a più di mille chilometri di distanza dal confine tra i due Paesi. L’impianto, gestito dal colosso energetico Tatneft, è stato avvolto dalle fiamme a seguito dell’impatto dei vettori. Secondo la versione fornita dalle forze armate di Kiev, l’azione si inserisce in una strategia volta a ridurre il potenziale bellico ed energetico russo colpendone le infrastrutture produttive. L’attacco su Nizhnekamsk, descritto dal governatore locale Rustam Minnikhanov come un massiccio raid aereo contro strutture civili e industriali, ha causato tredici dei diciotto decessi totali, provocando tra le vittime anche la morte di una bambina.
Eliza Anton
