La situazione nel villaggio palestinese di Qusra, situato nei pressi di Nablus in Cisgiordania, continua a registrare un’elevata tensione a seguito delle azioni intraprese da gruppi di coloni israeliani, che hanno cinto d’assedio diverse abitazioni della zona, allestendovi avamposti e bloccando le vie di accesso. Tra le persone inizialmente rimaste bloccate all’interno dei fabbricati figuravano anche cinque cittadini italiani, la cui presenza è stata costantemente seguita dalla Farnesina. I connazionali, che si trovavano in visita presso una famiglia locale la cui abitazione era stata isolata e privata dei fornimenti di acqua ed elettricità, sono stati successivamente trasferiti in un’abitazione sicura su indicazione delle Forze di difesa israeliane (IDF), senza che si registrassero episodi di violenza durante lo spostamento.

L’escalation ha assunto un rilievo internazionale, complice il coinvolgimento di un immobile di proprietà di un cittadino americano. Ciò ha sollecitato l’intervento della diplomazia degli Stati Uniti, con l’ambasciatore in Israele Mike Huckabee che ha apertamente definito l’assedio un atto di terrorismo. Parallelamente, la Francia ha espresso una dura condanna tramite il proprio Ministero degli Esteri, chiedendo alle autorità israeliane di procedere con l’arresto e il rinvio a giudizio dei responsabili, ricordando l’obbligo di protezione della popolazione civile sancito dal diritto internazionale.

Sul fronte interno, la gestione della vicenda ha provocato aspre polemiche sull’operato delle forze armate. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha disposto che l’esercito prepari un piano per trasferire le competenze di polizia civile in Cisgiordania alla polizia israeliana, sostenendo che il compito primario delle IDF debba rimanere il contrasto al terrorismo e non la gestione dei giovani estremisti coinvolti nella creazione di avamposti illegali. Nel frattempo, diverse organizzazioni per i diritti umani — tra cui Looking the Occupation in the Eye e Peace Now — hanno denunciato l’inazione delle forze di sicurezza e l’imposizione di “zone militari chiuse” che hanno inizialmente ostacolato la consegna di aiuti umanitari di prima necessità destinati alle famiglie palestinesi isolate.

Eliza Anton