Gerusalemme, torna l’incubo degli attentati alle fermate degli autobus

Gerusalemme, torna l’incubo degli attentati alle fermate degli autobus

AGI – Torna il terrore a Gerusalemme: l’esplosione di due ordigni a due fermate dell’autobus a breve distanza di tempo l’una dall’altra è costata la vita a un 16enne mentre una ventina di persone sono rimaste ferite, di cui alcune in modo grave. Le forze di sicurezza israeliane ritengono che sia opera di una cellula terroristica e non di un ‘lupo solitario’: si tratta di un tipo di “attacco che non si vedeva da molti anni”, hanno sottolineato il ministro della Sicurezza interna Omer Bar-Lev e il capo della polizia Kobi Shabtai.

Bombe su mezzi di trasporto e locali pubblici affollati sono state un tratto distintivo della Seconda Intifada tra il 2000 e il 2005 ma molto più rare negli anni successivi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due ordigni molto potenti e di alta qualità, controllati da remoto, sono stati nascosti in due sacche e lasciati accanto alle fermate dell’autobus tra i cespugli.

Il primo è esploso intorno alle 7 di mattina a Givat Shaul, punto di ingresso ovest di Gerusalemme, durante l’ora di punta, mentre il secondo è detonato circa mezz’ora dopo a Ramot, altro luogo di accesso alla città. In entrambi i casi sono stati resi più letali con l’aggiunta di chiodi.

La prima esplosione ha provocato 18 feriti, di cui almeno 4 gravi, trasportati in ospedale. Tra di loro un 16enne di origini canadesi, Aryeh Schupak, studente di una yeshiva, che poi è morto. Nella seconda esplosione in cinque sono rimasti feriti da schegge o hanno avuto un attacco di ansia e sono stati portati all’ospedale Hadassah.

Ottawa ha subito “condannato fermamente gli orrendi attacchi terroristici”, facendo le condoglianze alla famiglia della vittima. Condanna “nei termini più duri possibili” è arrivata anche dall’ambasciata americana che ha sottolineato come “il terrorismo sia una strada senza uscita che non porta assolutamente a nulla”.

Parole dure sono state espresse anche dall’ambasciatore dell’Ue, Dimiter Tzantchev, e dai rappresentanti diplomatici di altri Paesi europei, tra cui Belgio, Regno Unito e Polonia. Il duplice attentato è destinato a infuocare ulteriormente la scena politica mentre sono in corso le trattative per formare un governo dopo le elezioni del 1 novembre dalle quali è uscito vincitore il blocco della destra ultranazionalista e religiosa.

Il premier designato Benjamin Netanyahu è impegnato a cercare di trovare un compromesso sulla distribuzione degli incarichi ministeriali con gli alleati.

I negoziati procedono a rilento a causa di dissidi in particolare con il leader di estrema destra di Sionismo Religioso, Bezalel Smotrich, che vorrebbe la Difesa ma è inviso in patria e all’estero, a cominciare dagli Usa, per le sue posizioni estremiste e la sua mancanza di esperienza.

Altro tasto dolente, il leader di Shas Aryeh Deri che punta alle Finanze ma è impedito da una condanna a tre anni di carcere per frode e corruzione scontata nel 2000 e dall’accusa di evasione fiscale che gli è costata il seggio alla Knesset, dal quale si è dimesso all’inizio del 2022 nell’ambito di un patteggiamento con la procura.

Il duplice attentato a Gerusalemme, che si inserisce in un quadro di crescente instabilità e violenze in Cisgiordania, aggiunge ulteriore pressione su Netanyahu: Smotrich, alla luce del “micidiale” attacco terroristico, ha lanciato un appello a “formare subito un governo”.

In un tweet, il leader di Sionismo Religioso ha chiesto al premier designato di “convocare tutti i leader della coalizione in modo da poter formare un esecutivo di destra che ripristinerà la sicurezza dei cittadini di Israele”.

Finora non ci sono state rivendicazioni, anche se Hamas ha celebrato l’operazione eroica: “L’occupazione sta pagando il prezzo dei suoi crimini e delle aggressioni contro il nostro popolo”, ha commentato il portavoce Abd al-Latif al-Qanua. Gli investigatori ritengono che non sia opera di ‘lupi solitari’ ma di una cellula organizzata che ha pianificato meticolosamente la sequenza di eventi.

Come ha sottolineato la responsabile delle operazioni di polizia, Sigal Bar Zvi, negli ultimi mesi “stiamo assistendo a una serie di attacchi terroristici, soprattutto in Cisgiordania e oggi a Gerusalemme” che vogliono “colpire la resilienza e il morale della popolazione”.

Il 2022 ha registrato un’impennata in attacchi e violenze: dall’inizio dell’anno sono una trentina gli israeliani che hanno perso la vita e oltre 125 i palestinesi uccisi in Cisgiordania e Gerusalemme Est durante operazioni militari, scontri e attacchi contro israeliani.

Redazione

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