Durante un intervento in collegamento televisivo con la trasmissione “La volta buona” su Rai 1, il noto paroliere e produttore discografico Mogol ha lanciato una netta proposta normativa, suggerendo l’introduzione di una sanzione pecuniaria fino a 50mila euro per contrastare la diffusione di canzoni contenenti espressioni volgari e degradanti.
Il fulcro dell’iniziativa si rivolge in particolare ai testi che insultano le donne, un fenomeno che l’autore ritiene non più tollerabile per il rispetto civile e sociale. Entrando nel merito dell’applicazione pratica del provvedimento, Mogol ha chiarito che l’azione sanzionatoria non dovrebbe colpire direttamente gli autori minorenni, spesso giovanissimi esponenti della nuova scena trap, bensì i soggetti editoriali e i canali distributivi responsabili della loro divulgazione pubblica.
Secondo il paroliere, inoltre, i brani che offendono le donne e le figure materne non dovrebbero essere ammessi alla registrazione e alla tutela da parte della SIAE, lamentando l’attuale assenza di un quadro legislativo specifico che vieti esplicitamente tali condotte discriminatorie nell’industria musicale.
La posizione espressa dal produttore ha riacceso il dibattito pubblico sul delicato equilibrio tra la tutela dell’etica sociale e la salvaguardia della libertà di espressione, garantita a livello costituzionale. Nel corso del medesimo approfondimento giornalistico, è stato richiamato il caso del Comune di Lazise, in provincia di Verona, una realtà locale che in passato ha formalmente deliberato un regolamento per mettere al bando le esecuzioni musicali giudicate contrarie alla morale pubblica, sebbene tale ordinanza non sia poi mai stata tradotta in sanzioni effettive.
In merito a questo precedente, l’ex assessora alle manifestazioni del comune gardesano, Elena Buio, è intervenuta per esprimere forti perplessità sulla reale utilità di misure censorie o punitive di carattere economico; secondo l’amministratrice, la musica e l’arte vanno sempre tutelate nella loro spontaneità e la diffusione di testi violenti tra gli adolescenti non va affrontata con divieti amministrativi, ma analizzando a fondo il disagio giovanile e le carenze educative o culturali che spingono i ragazzi a utilizzare determinati registri linguistici nei propri brani.
Eliza Anton
