Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenuto al fianco del ministro della Difesa Israel Katz e del capo di Stato Maggiore dell’IDF Eyal Zamir, ha affermato che la fine del regime iraniano è vicina, definendolo indebolito come mai prima d’ora. Netanyahu ha ribadito che l’obiettivo centrale rimane il rovesciamento del governo di Teheran per eliminare la minaccia alla radice, evidenziando come la deterrenza israeliana stia attualmente frenando attacchi diretti da parte dell’Iran contro il Paese.
Di contro, la Repubblica Islamica ha annunciato un cambio strategico nella gestione delle ostilità con gli Stati Uniti. Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha dichiarato su X che i recenti attacchi americani hanno ridefinito la dottrina di difesa e la strategia di sicurezza di Teheran, che da ora in avanti risponderà attraverso una guerra asimmetrica e multilivello. Aref ha inoltre rivolto un avvertimento diretto a Washington, prefigurando impatti negativi sull’economia statunitense e sull’approvvigionamento di carburante. Nel frattempo, sul campo si registrano ritorsioni iraniane contro basi americane in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a incidenti nello stretto di Hormuz, dove due petroliere avrebbero preso fuoco dopo essere incappate in mine navali.
L’aggravarsi del quadro geopolitico e le minacce alle rotte commerciali energetiche hanno provocato un immediato rialzo delle quotazioni del petrolio. Il prezzo del Brent ha superato i 96 dollari al barile, registrando un aumento dell’1,24%, mentre il greggio WTI si è attestato sopra i 92 dollari, in crescita dell’1,36%.
Eliza Anton
