Un insegnante di italiano e latino di 49 anni, in servizio presso la prestigiosa scuola militare Teulié di Milano, è stato posto agli arresti domiciliari con le gravi accuse di violenza sessuale e concussione perpetrate ai danni di sette allievi dell’istituto. Il provvedimento cautelare è scaturito dalle indagini coordinate dalle procure aggiunte Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, sebbene la Procura di Milano avesse inizialmente sollecitato la custodia cautelare in carcere. In una nota ufficiale firmata dal procuratore capo Marcello Viola, viene descritto un quadro allarmante caratterizzato da una condizione di costanti pressioni psicologiche e fisiche esercitate sistematicamente dall’indagato nei confronti dei giovani studenti.

Secondo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati inquirenti, l’uomo avrebbe abusato della propria posizione educativa e del ruolo formale di membro interno della Commissione per i prossimi esami di maturità. Sfruttando il forte assoggettamento psichico dei ragazzi, inseriti in un contesto descritto come un vero e proprio regime di vessazione, umiliazione e manipolazione, il docente avrebbe costretto gli allievi a subire abusi sessuali e a rivelare dettagli intimi della propria vita privata.

Le testimonianze raccolte dai carabinieri della polizia giudiziaria hanno svelato che l’indagato era solito offrire l’anticipazione scritta o orale delle domande delle verifiche scolastiche per favorire gli studenti maschi a svantaggio delle compagne di classe. In cambio di tali agevolazioni didattiche, il professore esigeva la consegna di foto intime, minacciando i discenti di compromettere il loro imminente esame di Stato qualora non avessero assecondato le sue richieste.

Nell’ordinanza restrittiva firmata dal gip Elio Sparacino, emerge inoltre che l’indagato, dopo aver appreso per vie traverse di essere al centro di un’inchiesta giudiziaria della Procura, avrebbe tentato un’azione di inquinamento delle prove. Consapevole della rilevanza penale delle proprie condotte, il quarantanovenne ha contattato alcuni dei ragazzi nel tentativo di convincerli a cancellare i file compromettenti dai propri dispositivi elettronici e a mentire ai magistrati qualora fossero stati convocati per essere escussi. Proprio alla luce di questi comportamenti il giudice ha ravvisato la sussistenza di stringenti esigenze cautelari, ritenendo indispensabile l’applicazione di una misura cautelare rigorosa che precludesse al docente ogni forma di contatto, sia fisico sia telematico, con gli studenti della scuola e con soggetti esterni al nucleo familiare, a tutela del prosieguo delle indagini.

Eliza Anton