Sul fronte giudiziario relativo alla drammatica vicenda della morte della piccola Beatrice, la bambina di 2 anni rinvenuta senza vita lo scorso febbraio nella sua abitazione di Perinaldo, nell’Imperiese, si sono svolti gli interrogatori di garanzia in Procura a Imperia. L’indagato Emanuel Iannuzzi, 42 anni, tratto in arresto sabato scorso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip ha contestualmente provveduto a convalidare l’arresto nei suoi confronti: la difesa dell’uomo ha precisato che la scelta del silenzio è stata adottata unicamente su consiglio legale, a causa della temporanea indisponibilità degli atti d’indagine da parte della cancelleria, i quali non avrebbero permesso di rispondere con piena cognizione di causa alle domande del magistrato.

Il quadro accusatorio ha visto una formale ridefinizione della posizione dei due indagati, dal momento che il capo d’imputazione originario è stato mutato nel reato di maltrattamenti aggravati e continuati dalla morte della minore. Tra gli elementi probatori raccolti a supporto di tale tesi dagli inquirenti figurano numerose immagini e scambi di chat Whatsapp che documenterebbero le violenze subite dalla vittima.

Parallelamente, la madre di Beatrice, Emanuela Aiello, anch’essa destinataria della medesima ordinanza di custodia cautelare con la nuova e più grave imputazione, ha scelto una linea difensiva differente. La donna ha infatti risposto a tutte le domande del giudice e ha respinto le accuse, negando fermamente di aver mai compiuto atti violenti nei confronti di Beatrice o delle altre due sorelline.

Tramite i propri legali, la madre ha inoltre asserito di non aver mai assistito a episodi di percosse all’interno delle mura domestiche, lamentando a sua volta il mancato accesso preventivo alla documentazione e ai nuovi atti su cui si fonda la recente modifica del titolo di reato contestato.

Eliza Anton