
L’attuale ambasciatore ucraino a Londra, Valery Zaluzhny, ha formalizzato al presidente Volodymyr Zelensky la propria ferma intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Il confronto è avvenuto in un momento di particolare delicatezza diplomatica, innescato dalle recenti dimissioni del premier britannico Keir Starmer. L’incontro era inizialmente volto a valutare l’impatto di tale cambio di leadership sulle relazioni strategiche tra Kiev e il Regno Unito, alleato di primo piano, ma il colloquio ha rapidamente virato verso la politica interna ucraina.
Durante la discussione, il presidente Zelensky ha espresso una visione ambivalente sulla tenuta del Paese: da un lato ha riconosciuto come la stabilità sul fronte e la coesione sociale offrano una finestra di opportunità per l’avvio del processo elettorale, dall’altro ha posto un forte accento sui rischi di una spaccatura interna. Il timore espresso dal capo dello Stato è che una competizione elettorale diretta tra lui e l’ex comandante in capo possa lacerare il tessuto sociale in un momento critico. Nonostante tale monito e la precisa domanda di Zelensky sulla sua effettiva discesa in campo, Zaluzhny ha risposto in modo inequivocabile: “Sì, parteciperò”.
La tensione attorno alla figura del generale è emersa chiaramente anche durante il suo soggiorno a Kiev. Zaluzhny ha infatti incontrato il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, Rustem Umerov, il quale ha cercato di esercitare pressioni per convincerlo a ritirare la propria disponibilità. La tesi sostenuta da Umerov punta sul pericolo che una campagna elettorale eccessivamente conflittuale possa compromettere non solo la stabilità dello Stato, ma anche l’efficacia della campagna militare in corso. Nonostante l’invito pressante — conclusosi con l’esortazione a “pensarci ancora una volta” — la posizione di Zaluzhny non ha subito variazioni.
Parallelamente, il governo di Kiev sembra aver già avviato una riflessione strategica sui tempi del voto. Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, il gruppo ristretto attorno a Zelensky — composto, tra gli altri, da Kyrylo Budanov, Oleh Tatarov e David Arakhamia — ha discusso seriamente l’ipotesi di tenere le elezioni già nel prossimo autunno. La strategia, supportata da recenti sondaggi elettorali, vedrebbe Zelensky guidare le preferenze con il 33% dei consensi, seguito proprio da Zaluzhny al 22% e dal capo dell’intelligence Budanov, in ascesa al 14%. L’ipotesi di un voto anticipato rifletterebbe quindi la volontà della presidenza di consolidare il consenso in una fase in cui i numeri appaiono favorevoli, prima che ulteriori cambiamenti nel panorama politico possano alterare gli attuali equilibri.
Eliza Anton
