Le forze dell’ordine hanno eseguito quattro arresti in merito all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma d’inchiesta Report, avvenuto a Pomezia la sera del 16 ottobre 2025. In quell’occasione, la deflagrazione di un ordigno davanti al cancello dell’abitazione del cronista distrusse due vetture e danneggiò un muro perimetrale. I carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno applicato misure cautelari (tre custodie in carcere e una ai domiciliari) nelle province di Napoli e Avellino nei confronti di quattro soggetti campani con precedenti penali: Antonio Passariello, Marika De Filippis (indicata anche come De Filippi), Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Le accuse contestate a vario titolo spaziano dall’uso di ordigno esplosivo al danneggiamento e alla minaccia, con le aggravanti di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
L’attività investigativa, basata sull’esame dei sistemi di videosorveglianza, rilievi scientifici e l’analisi dei tabulati telefonici, ha permesso di ricostruire gli spostamenti del gruppo criminale. Gli accertamenti del RIS di Roma hanno stabilito che la bomba era composta da gelatina da cava, un materiale dall’elevato potere distruttivo. Una telecamera sulla strada statale “Pontina” ha tracciato una Fiat 500 X noleggiata in Campania, il cui percorso coincideva con le celle telefoniche agganciate dai cellulari degli indagati sia il giorno del reato sia sei giorni prima, durante un apposito sopralluogo.
Ad arricchire il quadro investigativo è stata una mail anonima inviata ad aprile al pubblico ministero Carlo Villani, in cui si faceva esplicitamente il nome di Antonio Passariello. Dalle intercettazioni è emerso che i vertici del gruppo criminale locale erano contrari all’azione intrapresa da Passariello, poiché essa aveva attirato l’attenzione della magistratura sull’organizzazione. Nonostante la missiva anonima facesse riferimento al clan Moccia di Afragola, il giudice per le indagini preliminari ha specificato che, allo stato attuale, non sono emersi riscontri sul reale inserimento del Passariello in tale contesto di criminalità organizzata.
I riscontri tecnici indicano che gli indagati hanno costituito un commando su commissione che ha agito dietro un compenso economico di diverse migliaia di euro. Secondo l’ordinanza del GIP, Passariello si sarebbe occupato del noleggio dell’auto e della posa materiale della bomba insieme a Mutone, mentre D’Avino avrebbe curato l’approvvigionamento dell’esplosivo e la gestione dei contatti. Le intercettazioni telematiche captate nei mesi successivi rivelano non solo la rivendicazione del gesto da parte dei membri della banda, ma anche la loro intenzione di compiere ulteriori attacchi dinamitardi. Inoltre, a fronte dello sviluppo delle indagini, il gruppo era ormai pronto a fuggire all’estero verso mete europee come la Spagna, contando su un supporto logistico ed economico da 200 euro al giorno pianificato dagli stessi mandanti per evitare l’identificazione dei livelli superiori.
A seguito dell’operazione, i vertici della Rai hanno espresso solidarietà a Ranucci riaffermando il proprio sostegno al giornalismo d’inchiesta. Il conduttore di Report ha ringraziato pubblicamente l’operato dei carabinieri e della magistratura, evidenziando che le indagini dovranno ora proseguire senza sosta al fine di individuare l’esatta identità dei mandanti e chiarire i restanti livelli della vicenda.
Eliza Anton
