Il presidente americano Donald Trump ha chiarito che il volo segreto effettuato lo scorso mese durante il rientro dal summit NATO di Ankara è stato coordinato ed eseguito sotto la diretta gestione del Secret Service, smentendo l’ipotesi di una fuga e spiegando di essersi limitato a seguire le istruzioni della sicurezza a fronte di un pericolo imminente.

L’adozione di queste eccezionali misure di protezione è scattata l’8 luglio, quando l’intelligence statunitense ha raccolto informazioni convergenti e ritenute altamente credibili. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’Iran era a conoscenza dell’esatta posizione di Trump all’interno dell’edificio del vertice in Turchia, compresa la planimetria del piano in cui si trovava. Il quadro di rischio evidenziava la minaccia specifica di un attacco con missili terra-aria contro l’Air Force One, unito all’avvistamento di un individuo armato di un missile portatile nelle immediate vicinanze del luogo del summit. Per neutralizzare la minaccia, i servizi segreti hanno organizzato una complessa operazione di diversione: Trump è salito inizialmente davanti alle telecamere sul vecchio aereo presidenziale, sostenendo di volerlo usare «in ricordo dei vecchi tempi», per poi scendere segretamente nascosto all’interno di un mezzo del catering aeroportuale e lasciare la Turchia a bordo di un velivolo militare. A bordo dell’aereo civetta sono rimasti i giornalisti del pool presidenziale e diversi alti funzionari dell’amministrazione — tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il direttore della comunicazione Steven Cheung e il segretario di Stato Marco Rubio (quest’ultimo tra i pochi al corrente del pericolo) —, i quali non erano stati informati del trasferimento segreto del presidente.

La vicenda ha generato immediate ripercussioni geopolitiche. Le autorità di Ankara hanno espresso forti dubbi sulla ricostruzione, ipotizzando che il rapporto, originato da informative israeliane, fosse in realtà una manipolazione creata per compromettere i canali di negoziato con Teheran. Da parte sua, Trump ha ribadito una linea di totale sfiducia verso l’Iran, dichiarando che gli Stati Uniti mantengono il controllo dello Stretto di Hormuz e impedirano a Teheran di assumere un ruolo prevaricatore nella regione. Contestualmente, rispondendo ai cronisti in merito alle speculazioni su una sua ipotetica ricandidatura nel 2028, il capo della Casa Bianca ha precisato che, pur apprezzando l’entusiasmo dei propri sostenitori, i limiti di mandato previsti dalla legge rimangono insuperabili.

Eliza Anton