Il Parlamento turco ha approvato a larga maggioranza, con un consenso record di 467 voti favorevoli su 600, una legge quadro che disciplina la sospensione delle indagini, dei processi e dell’esecuzione delle pene per i reati connessi al separatismo curdo del PKK. Il provvedimento, concepito nell’ambito del rilancio del processo di pace, apre concretamente la strada alla possibile scarcerazione di Selahattin Demirtas, ex co-presidente del partito filocurdo HDP (oggi DEM), in custodia cautelare e detenzione dal novembre 2016 e condannato nel maggio 2024 a oltre 40 anni di carcere con l’accusa di aver istigato le violente proteste di piazza del 2014.
Le prospettive di una sua liberazione sono state avvalorate dalle analisi di Ahmet Hakan, editorialista del quotidiano Hurriyet vicino alle posizioni governative, e confermate sul piano politico da Feti Yildiz, vicepresidente del Partito del Movimento Nazionalista (Mhp), forza alleata di maggioranza del presidente Recep Tayyip Erdogan. Yildiz ha esplicitamente chiarito in sede televisiva che la posizione giudiziaria di Demirtas rientra nell’ambito applicativo della nuova normativa. Pur in assenza di scadenze temporali definite o di un provvedimento giudiziario d’amnistia già esecutivo, l’ampio sostegno parlamentare e le aperture della maggioranza testimoniano una chiara volontà politica volta al reintegro dell’esponente politico e alla distensione delle tensioni interne.
Eliza Anton
