La sicurezza dello spazio aereo del fianco orientale europeo è tornata al centro dell’attenzione internazionale dopo che un drone è stato abbattuto in Lettonia. L’episodio ha fatto scattare un’immediata allerta aerea nelle regioni orientali di Rēzekne e Ludza, culminata nell’intervento tempestivo di caccia militari della NATO. Il velivolo a pilotaggio remoto è stato intercettato e neutralizzato da velivoli da combattimento francesi rischierati nell’ambito della missione di pattugliamento Baltic Air Policing.

L’evento si inserisce in un contesto geopolitico fortemente surriscaldato per i Paesi baltici: già nello scorso mese di maggio, analoghe violazioni dello spazio aereo lettone da parte di droni avevano innescato una profonda crisi politica interna, culminata prima con le dimissioni del ministro della Difesa e successivamente con le dimissioni della Premier Evika Siliņa.

Secondo le prime analisi strategiche, l’incidente odierno si collegherebbe alle recenti manovre della Russia, che ha intensificato l’impiego del disturbo elettronico (guerra elettronica) per deviare i droni ucraini dalle loro rotte originarie, provocando pericolosi sconfinamenti nei territori delle nazioni confinanti appartenenti all’Alleanza Atlantica.


Parallelamente all’incidente nei cieli baltici, il fronte principale del conflitto ha fatto registrare una drastica escalation delle attività belliche notturne. Le forze aerospaziali di Mosca hanno effettuato un raid di eccezionale portata, lanciando ben 155 droni in una notte contro gli obiettivi ucraini. Il comando delle forze aeree di Kiev ha comunicato tramite i propri canali ufficiali di essere riuscito ad abbattere 124 droni grazie all’attivazione dei sistemi di difesa dislocati nelle regioni settentrionali, meridionali e orientali del Paese. Al contempo, le forze ucraine hanno concentrato i propri sforzi logistici e di controffensiva nella penisola occupata della Crimea, sferrando un duro colpo alle linee di comunicazione strategiche utilizzate dalle truppe russe per il rifornimento dei reparti al fronte.


Le conseguenze della pressione militare ucraina in Crimea si sono manifestate in modo evidente con il blocco totale dei collegamenti logistici. Il traffico ferroviario è stato sospeso in tutto il territorio peninsulare a seguito di un grave attentato dinamitardo che ha preso di mira un treno passeggeri in servizio sulla tratta Mosca-Simferopol, provocando la morte di un macchinista.

La compagnia ferroviaria russa ha dovuto disporre l’evacuazione d’urgenza dei convogli e organizzare un servizio sostitutivo di autobus per trasferire a Simferopol i viaggiatori provenienti dalle principali metropoli russe, registrando ritardi superiori alle sette ore. Questa azione di sabotaggio si somma alle rigide restrizioni stradali già imposte dalle autorità filorusse nella vicina autostrada Novorossiya a causa dei continui bombardamenti d’artiglieria operati da Kiev. I ripetuti attacchi contro questa arteria stradale, vitale per il transito delle cisterne di carburante destinate alle basi d’occupazione, hanno progressivamente tagliato i canali di approvvigionamento, innescando una severa crisi energetica nella penisola della Crimea.

Eliza Anton