Nell’immediata vigilia del vertice della Nato, il presidente statunitense Donald Trump ha aperto un nuovo fronte di forte polemica diplomatica contro i partner europei, modificando radicalmente lo scenario dei rapporti commerciali e militari transatlantici. Nel corso del suo bilaterale con il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, il capo della Casa Bianca ha rivolto un durissimo attacco alla Spagna, definendola un “alleato terribile” a causa del mancato rispetto degli impegni finanziari e di partecipazione militare. Trump ha annunciato l’intenzione di voler interrompere ogni forma di scambio commerciale con la Spagna, incluse le visite istituzionali, ritenendo che il conseguente isolamento economico costringerà Madrid a rivedere la propria postura diplomatica.
Le recriminazioni di Washington si sono estese in modo severo anche ad altre cancellerie del continente, evidenziando profonde divergenze sulla gestione della recente crisi mediorientale. Trump ha espresso forte insoddisfazione nei confronti del Regno Unito e, in particolare, dell’Italia, accusata di aver gestito in modo “pessimo” l’utilizzo delle basi americane dislocate sul proprio territorio nazionale. Più in generale, il leader statunitense si è dichiarato profondamente deluso dalla Nato, lamentando l’assenza di un sostegno compatto contro l’Iran – da lui definito il principale Stato sponsor del terrorismo – a fronte di investimenti militari statunitensi superiori ai mille miliardi di dollari per la protezione globale dei paesi membri. Oltre al dossier iraniano, tra le ragioni di attrito con i partner europei è stata citata la questione strategica della Groenlandia, con il presidente americano che ha rivendicato la centralità dell’isola per la sicurezza nazionale, criticando la Danimarca e contestando la decisione storica di restituirne il controllo a Copenaghen dopo il secondo conflitto mondiale.
Sul fronte della politica estera diretta, il tycoon ha decretato la fine della tregua e del memorandum d’intesa con l’Iran, accusando la dirigenza di Teheran di inaffidabilità e falsità diplomatica; pur non escludendo la prosecuzione formale dei colloqui da parte degli inviati di Washington, Trump ha espresso la ferma volontà di non voler prolungare ulteriormente i negoziati. Al contrario, un orientamento decisamente favorevole è stato riservato alla diplomazia di Ankara e Pechino. Il presidente americano ha espresso vivi elogi per Recep Tayyip Erdoğan, esaltando la potenza militare della Turchia e la scelta del leader turco di non farsi coinvolgere direttamente nel conflitto regionale. Analoghe parole di apprezzamento sono state indirizzate al presidente cinese Xi Jinping: secondo quanto riferito da Trump, la Cina ha accolto positivamente le sollecitazioni statunitensi mantenendo una posizione di neutralità, astenendosi dal fornire equipaggiamenti militari a Teheran e preservando la stabilità malgrado la forte dipendenza energetica del Paese dalle forniture petrolifere in transito nello Stretto di Hormuz.
Eliza Anton
