La premier Giorgia Meloni ha impresso un’accelerazione sulle politiche migratorie europee, chiedendo una rapida applicazione dei nuovi regolamenti Ue per velocizzare i rimpatri, potenziare le frontiere esterne e stringere accordi con Paesi terzi. L’iniziativa italiana si inserisce nel contesto delle recenti tensioni a Ceuta e ha visto Roma farsi promotrice, insieme alla Danimarca, di una lettera sottoscritta da 22 Stati membri con l’obiettivo di fare pressing su Bruxelles. Tra le proposte che il governo intende portare sul tavolo del Consiglio dei Ministri degli Interni figura l’estensione del modello Albania, ossia la creazione di hub extra-Ue per i rimpatri finanziati direttamente dall’Europa in Paesi africani come Tunisia, Libia, Egitto, Etiopia e altri.

La decisione dell’Italia di sospendere il Trattato di Schengen con la Spagna ha tuttavia innescato durissime reazioni da parte delle opposizioni interne. Esponenti come Giuseppe Conte, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Angelo Bonelli e Riccardo Magi hanno fortemente criticato la misura, definendola una dimostrazione di forza inefficace, una speculazione politica e una scelta priva di solidarietà verso un Paese partner.

Dal canto suo, la maggioranza ha difeso con fermezza la linea adottata. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione netta contro l’immigrazione clandestina, specificando che i controlli ai confini mirano a verificare la regolarità dei transiti. Parallelamente, il vicepremier Matteo Salvini ha rivendicato la chiusura delle frontiere come atto di buonsenso, mentre dagli ambienti di Fratelli d’Italia si sottolinea un crescente isolamento diplomatico di Madrid. Nel dibattito internazionale si registrano infine il monito di Papa Francesco, che ha invocato stabilità e giustizia, e la presa di posizione della destra spagnola di Vox con Santiago Abascal, che ha richiesto la militarizzazione permanente del confine di Ceuta.

Eliza Anton