All’assemblea annuale di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha lanciato un forte appello alla responsabilità nazionale rivolto a istituzioni, forze politiche, sindacati e associazioni d’impresa, esortando l’Italia e l’Europa a compiere scelte coraggiose per scongiurare il rischio della deindustrializzazione. L’industria rappresenta infatti il 15% del PIL e garantisce milioni di posti di lavoro; senza di essa, il Paese rischierebbe di intaccare il proprio futuro economico, provocando la scomparsa del Made in Italy nel mondo.

L’export manifatturiero, perno della crescita degli ultimi anni, si trova oggi ad affrontare un contesto internazionale ostile, caratterizzato dall’aumento dei costi commerciali verso il mercato americano, dall’afflusso massiccio di merci cinesi a prezzi competitivi e dal blocco dello stretto di Hormuz a causa del conflitto in Medio Oriente, che si somma alla crisi in Ucraina.

Per garantire uno sviluppo stabile, Orsini propone di agire su cinque leve strategiche nazionali: energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni con la riforma del decreto 231 e risorse adeguate.

Le priorità energetiche in Italia e la burocrazia dei permessi

Il tema dell’energia è stato indicato dal presidente come una vera e propria minaccia esistenziale per la sopravvivenza dei siti produttivi italiani, storicamente penalizzati dai costi energetici più elevati d’Europa a causa della passata rinuncia al nucleare e degli attuali ostacoli regionali sulle fonti pulite. Sul fronte interno, Orsini ha denunciato il blocco di ben 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili, sollecitando una risoluzione immediata del problema attraverso il passaggio della materia energetica sotto la competenza esclusiva dello Stato.

Rivolgendo un invito bipartisan a tutte le forze politiche, Confindustria chiede di sbloccare le autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia nelle aree idonee, superando le resistenze degli enti locali. All’evento è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, la quale ha proposto l’apertura di un cantiere comune per tagliare la burocrazia in Italia e ha sostenuto la necessità di un’Unione Europea che sappia fare meno e meglio.


La strategia per l’Unione Europea: mercato unico e debito comune

Spostando l’attenzione sul contesto continentale, il leader degli industriali ha delineato la visione di un’Europa che non sia un mero mercato di sbocco per l’estero, ma un hub incentrato su produzione, lavoro e innovazione. Tale obiettivo richiede tre interventi prioritari a livello comunitario.

Il primo è la creazione di un reale mercato unico dell’energia in cui l’UE agisca come acquirente unico per calmierare i prezzi, accompagnato da una profonda revisione delle politiche climatiche e dalla sospensione del sistema ETS, definito uno strumento di speculazione finanziaria che genera asimmetrie tra gli Stati membri. La seconda priorità consiste nel completamento dell’unione dei mercati dei capitali e del risparmio per attrarre investimenti globali ed evitare la fuga di risorse estere causata dai differenti regimi fiscali nazionali.

Infine, Orsini invoca la svolta del debito comune europeo, specificando che le nuove emissioni non dovranno finanziare la spesa corrente dei singoli Paesi, bensì grandi investimenti strategici in settori chiave quali nucleare, reti digitali, intelligenza artificiale, infrastrutture energetiche, difesa e ricerca, l’unica via per contrastare la posizione dominante della Cina e superare le disparità generate dagli aiuti di Stato.

Le relazioni industriali e la sicurezza sul lavoro

Sul piano del mercato del lavoro, Confindustria ha riattivato un canale di confronto diretto e continuativo con le confederazioni sindacali. Questa sinergia ha permesso di strutturare una posizione comune per far sì che i contratti nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative diventino il parametro di riferimento retributivo e normativo per tutti i dipendenti dei rispettivi settori.

L’obiettivo condiviso, recepito positivamente dall’esecutivo, è la sigla di un patto volto a contrastare l’applicazione dei cosiddetti contratti pirata, colpevoli di deprimere i redditi dei lavoratori e di innescare dinamiche di concorrenza sleale nei confronti del comparto manifatturiero, che offre livelli più alti di welfare aziendale e migliori retribuzioni.

Il presidente Orsini ha infine espresso forte orgoglio per la collaborazione avviata con i sindacati, confermando l’impegno comune per il potenziamento delle misure relative alla sicurezza sul lavoro.

Eliza Anton