magistrati-cassazioneBerlusconi assolto in appello per il “caso Ruby” per il quale, in primo grado, era stato condannato a sette anni di reclusione, oltre le ammennicole varie. Benissimo. Ora dobbiamo augurarci che nessun imbecille venga a spiegarci che questa è la prova che la magistratura è equanime con Berlusconi e lo condanna quando deve e lo assolve quanto va assolto.
Personalmente i giudici della II Sezione della Corte d’Appello di Milano (perché tutte le agenzie hanno scritto “Seconda Corte d’Appello” come si fa per la Corte d’Assise?) saranno stati i più equanimi del mondo. Ma trarre da questa assoluzione argomenti per negare le persecuzioni è cosa stupida, ipocrita e decisamente vigliacca.

Certo, fatto sempre salvo l’intimo ambito di equanimità dei tre giudicanti della Corte, le circostanze, la storia di questo Paese, vorrebbero che la formula della sentenza fosse questa: “Assolve Berlusconi Silvio perché l’imputato non è più considerato necessariamente colpevole”.

Se questo sarà, nella sostanza, e con l’inserimento di qualche parolaccia, anche il commento dei “Grillini”, pazienza. La verità bisogna dirla anche a costo di ritrovarsi (o di apparire di ritrovarsi) in pessima compagnia. E poi la necessità del Partito dei Magistrati di condannare Berlusconi, non è venuta meno per il “patto del Nazareno”, ma perché non è più un “pericolo”. E’ affidato ai Servizi Sociali (anche se sembra che invece che dei vecchietti si occupi di politica).

Brunetta ancora una volta ha detto la cosa più franca ed intelligente, anche se quanto dice ha il destino di tutti i velleitarismi. “Commissione d’inchiesta sulla persecuzione!”. Già: ci vuole una Commissione d’inchiesta per accertare che Berlusconi è (stato) perseguitato?

Via, forse in Thailandia, in Somalia, una Commissione d’inchiesta servirebbe a qualche cosa.

In Italia le Commissioni d’inchiesta servono solo a coprire ciò che è conosciuto e notorio.

Quello che, sia pure con un ritardo incolmabile, potrebbe essere fatto, è una politica per portare il Paese a reagire a questa devianza della Giustizia, per denunciare l’invadenza del Partito dei Magistrati, per rilevare quali e quanti siano gli strumenti, le devianze, le “giustificazioni teoriche” che consentono alla macchina della giustizia di trasformarsi in macchina di persecuzione.

Illudersi che la sentenza della II Sezione della Corte d’Appello di Milano segni una svolta verso una giustizia giusta è un errore manifesto e pericoloso. Questa sentenza non solo non chiude il caso della “giustizia di lotta e di persecuzione”. Non chiude neppure la vicenda di Berlusconi, il “caso Berlusconi” (che non è “tutta” la giustizia persecutoria) così come la sentenza della Corte d’Appello di Napoli non chiuse il “caso Tortora”.

Teorizzazioni oscure e contorte, fanatismi stupidi e noiosi si addensano sempre sugli orizzonti della giustizia italiana. Non c’è nessun bisogno di andare a Palermo per rendersene conto. Leggevo ieri una intervista rilasciata dal magistrato Gratteri, quello che Renzi, il boy-scout, voleva ammannirci come ministro della giustizia.

Così ho scoperto (ma forse avrei dovuto ricordarmi qualche suo precedente di molti anni fa) che è un teorico della “massomafia”, tesi d’obbligo, allora dei magistrati “di prima linea” in Calabria, e non solo di quelli di M.D. (pensiamo al buon Cordova).

Quando i magistrati cominciano ad arrovellarsi con le “connessioni con i segreti…” sono guai. Cominciò così. Ora, dunque, pare che, arrivati ai vertici, vogliano ricominciare da capo. In fondo se lasceranno perdere Berlusconi è perché vogliono di più.

Mauro Mellini

da www.giustiziagiusta.info