Un vertice di due ore nella Situation Room della Casa Bianca tra il presidente statunitense Donald Trump e i suoi consiglieri si è concluso con un nulla di fatto, nonostante le premesse di una imminente “decisione definitiva”. Fonti governative hanno confermato che Trump non firmerà alcuna intesa se non verranno rispettate le sue linee rosse, la principale delle quali stabilisce che l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare.

Le condizioni poste da Washington per un’estensione del cessate il fuoco includono, oltre al blocco del programma nucleare militare, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la possibilità per gli Stati Uniti di rimuovere l’uranio arricchito di Teheran. In cambio, gli USA si direbbero pronti a revocare il blocco navale che attualmente soffoca il trasporto di petrolio e gas iraniani. Tuttavia, la Repubblica Islamica ha respinto fermamente queste richieste: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha precisato che i dialoghi bilaterali sono limitati e non includono la questione nucleare, confermando che un memorandum d’intesa è ben lontano dall’essere finalizzato.

Mentre la diplomazia resta in stallo, la tensione sul campo continua a salire. La marina delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato di aver esploso colpi d’avvertimento contro quattro imbarcazioni nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Parallelamente, si apprende di un attacco missilistico balistico sferrato dall’Iran contro una base aerea in Kuwait. Il bilancio, secondo fonti giornalistiche, sarebbe di cinque americani feriti tra militari e appaltatori, oltre alla distruzione di un drone Reaper e al grave danneggiamento di un secondo velivolo, per un danno economico stimato in decine di milioni di dollari. Su quest’ultimo episodio il Centcom non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Eliza Anton