
La crisi geopolitica in Medio Oriente ha registrato una grave impennata dopo la decisione dell’Iran di annunciare il blocco completo di due nodi marittimi strategici per il commercio globale: lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab al-Mandeb. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, la misura viene presentata come risposta diretta all’escalation delle operazioni militari israeliane in Libano. La chiusura delle due vie d’acqua, che collegano il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, verrebbe attuata dal cosiddetto fronte della resistenza, l’asse di alleanze regionali sostenuto e coordinato da Teheran.
Parallelamente al blocco navale, si registra una totale rottura diplomatica: il team negoziale iraniano ha infatti interrotto lo scambio di messaggi indiretti con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, hanno accusato Washington e Israele di aver violato gli accordi di cessate il fuoco siglati a metà aprile, sottolineando che la tregua doveva intendersi valida in modo olistico su tutti i fronti, incluso il territorio libanese. Di conseguenza, le autorità iraniane hanno congelato anche i colloqui relativi al programma nucleare, dichiarando che l’unica priorità attuale è l’ottenimento di una tregua globale.
Sul fronte bellico, la tensione è culminata dopo la presa della fortezza di Beaufort da parte delle forze israeliane. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato nuovi e intensi attacchi aerei su Dahiyeh, il sobborgo meridionale di Beirut considerato la roccaforte di Hezbollah. Israele ha giustificato l’azione militare denunciando continue violazioni della tregua e attacchi contro le proprie città da parte della milizia sciita. Fonti libanesi citate da Axios evidenziano inoltre che i Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione iraniana) avrebbero deliberatamente spinto Hezbollah a incrementare le ostilità per ottenere una posizione di maggior forza al tavolo negoziale.
In questo scenario di blocco e conflitto, emerge il ruolo operativo delle forze armate statunitensi nel garantire la sicurezza marittima. Come riportato dal New York Times, nelle ultime tre settimane gli Stati Uniti hanno coordinato il transito protetto di circa 70 navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Per ridurre i rischi di intercettazione da parte delle forze iraniane, la maggior parte di queste imbarcazioni ha navigato con i transponder disattivati e seguendo rotte più vicine alle coste dell’Oman. Nonostante la creazione di questo corridoio di sicurezza americano – che permette agli armatori di non pagare pedaggi o richiedere autorizzazioni a Teheran –, il traffico marittimo complessivo della regione ha subito un crollo drastico, passando da oltre 100 transiti quotidiani a una media di appena tre navi al giorno.
Eliza Anton
