La tensione nel Golfo Persico è sfociata in una notte di violenti raid e rappresaglie militari che vedono contrapposti gli Stati Uniti e l’Iran. La nuova escalation è scaturita dal blocco americano di una petroliera battente bandiera del Botswana diretta verso un porto iraniano, messa fuori uso dalle forze statunitensi per violazione dell’embargo.
Teheran ha risposto immediatamente prendendo di mira con ordigni la nave statunitense-israeliana Panaya. Successivamente, le forze di Washington hanno condotto attacchi di autodifesa sull’isola di Qeshm, distruggendo un’antenna di telecomunicazioni strategica. Questa operazione ha innescato una massiccia risposta iraniana caratterizzata dal lancio di missili e droni verso le basi statunitensi in Kuwait e installazioni in Iraq, a Erbil, attivando le sirene d’allarme anche in Bahrein e Arabia Saudita.
Sul fronte delle dichiarazioni politiche, il Presidente statunitense Donald Trump ha rilasciato un’intervista al podcast Pod Force One, affermando che l’Iran ha accettato di non sviluppare armi nucleari, pur ammettendo che Teheran potrebbe cambiare idea. Il capo della Casa Bianca ha escluso la necessità di un’operazione di terra, dichiarando che i bombardamenti aerei hanno già neutralizzato gran parte delle forze armate della Repubblica Islamica. Trump ha inoltre manifestato l’intenzione di incontrare in futuro l’ayatollah Mojtaba Khamenei, minimizzando le indiscrezioni sulle condizioni di salute della Guida Suprema e sottolineando il rispetto che i negoziatori nutrono verso la sua figura.
Sul piano operativo e dei danni collaterali, i droni iraniani hanno colpito un terminal passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un morto e 63 feriti e costringendo le autorità a una temporanea chiusura dello scalo.
Nello stesso momento, i sistemi di difesa aerea del Bahrein, in coordinamento con gli Stati Uniti, hanno intercettato e distrutto tre attacchi missilistici e diversi droni diretti verso obiettivi civili. La reazione retorica di Teheran è stata affidata al consigliere militare della Guida Suprema ed ex capo dei pasdaran, Mohaseni Rezaei, il quale ha minacciato un devastante diluvio di fuoco in caso di nuove azioni americane, dichiarando conclusa l’era del “colpisci e fuggi”.
Il bilancio militare della notte resta tuttavia oggetto di versioni contrastanti. Mentre i Pasdaran hanno rivendicato la massima precisione dei propri attacchi contro il quartier generale della Quinta Flotta e avvertito che qualsiasi minaccia nello Stretto di Hormuz riceverà risposte sismiche, il Centcom (il Comando Centrale degli Stati Uniti) ha smentito la versione iraniana. Secondo i portavoce americani, le forze statunitensi hanno neutralizzato con successo le minacce balistiche, i vettori iraniani diretti in Kuwait si sono disintegrati in volo o non hanno raggiunto gli obiettivi, e tutti i tentativi di colpire gli assetti militari occidentali nella regione sono falliti, confermando lo stato di massima vigilanza delle forze alleate a protezione della navigazione.
Eliza Anton
