La tornata delle elezioni comunali si è conclusa con la chiusura delle urne per i ballottaggi in quarantadue comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti, delineando un quadro di sostanziale equilibrio nei sei capoluoghi di provincia al voto. Il dato complessivo sull‘affluenza si ferma al 52,07%, evidenziando una netta flessione rispetto al 60,48% registrato in occasione del primo turno, con un calo dell’8,41%. La contrazione della partecipazione è apparsa particolarmente marcata ad Agrigento, dove l’affluenza è letteralmente crollata al 41,03%, segnando oltre diciotto punti percentuali in meno rispetto alla precedente consultazione. In controtendenza si è invece mosso il dato relativo al primo turno delle elezioni comunali sarde, svoltosi in 148 municipi dell’isola, che ha fatto registrare un’affluenza in crescita al 61,64%, con un incremento del 2,04% rispetto alle tornate precedenti.
Sotto il profilo dei risultati nei sei capoluoghi principali, la sfida diretta tra i maggiori schieramenti politici si è conclusa con un pareggio sul 3-3. Il centrodestra è riuscito a strappare il comune di Lecco grazie all’affermazione di Filippo Boscagli, eletto con il 51,92% delle preferenze, e ha contestualmente confermato la propria guida ad Arezzo, con la vittoria di Marcello Comanducci al 55,83%, e a Macerata, dove l’uscente Sandro Parcaroli ha ottenuto il 53,9% dei voti. Sul fronte opposto, il centrosinistra ha messo a segno una vittoria significativa strappando la città di Agrigento, dove Michele Sodano si è imposto con un netto 67,61% dei consensi, e ha mantenuto il controllo di Chieti, con l’elezione dell’ex membro del Csm Giovanni Legnini al 52,36%, e di Trani, dove Marco Galiano ha blindato la vittoria raccogliendo il 51,17% delle schede favorevoli.
Il bilancio complessivo delle amministrative e i commenti politici
Prendendo in considerazione l’intero arco della tornata elettorale e cumulando i risultati dei ballottaggi con gli esiti già consolidati del primo turno del 24 e 25 maggio, il centrosinistra vince complessivamente 10-6 sul centrodestra nel computo totale dei capoluoghi di provincia. Si tratta di un incremento per la coalizione progressista rispetto alla passata tornata amministrativa, quando il confronto si era concluso sul punteggio di 8-5. Nelle settimane precedenti, il centrosinistra aveva infatti già incamerato le vittorie al primo turno a Pistoia (strappata agli avversari), a Enna (sottraendola a Italia Viva) e ad Avellino (strappata a liste civiche), oltre a confermare i propri sindaci uscenti nelle città di Mantova, Andria, Prato e Salerno. Nel medesimo contesto temporale, il centrodestra aveva capitalizzato i successi a Reggio Calabria, Crotone e Venezia, mentre le liste civiche pure hanno mantenuto la guida di Fermo, Sanluri e Tempio Pausania, e il movimento Sud chiama Nord ha confermato la propria amministrazione a Messina.
I risultati hanno innescato opposte letture politiche da parte dei leader dei due blocchi nazionali. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha affidato a un post sul social network X i suoi complimenti a tutti i neoeletti, interpretando l’esito del voto come una riconferma della forza, della solidità e del profondo radicamento territoriale della coalizione di centrodestra. Di parere diametralmente opposto i capigruppo del Partito Democratico alla Camera e al Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, insieme al capodelegazione UE Nicola Zingaretti. In una nota congiunta, gli esponenti del Pd hanno enfatizzato il parziale di 10 a 6 nei capoluoghi definendolo un chiaro segnale di sfiducia nei confronti del governo nazionale; secondo i vertici dem, il voto premia la credibilità di coalizioni ampie e unite costruite attorno ai bisogni sociali, dimostrando concretamente al Paese l’esistenza di un’alternativa politica solida e competitiva alla destra.
Eliza Anton
