In Albania si registra il quinto giorno consecutivo di manifestazioni di massa contro i piani di sviluppo immobiliare promossi da Jared Kushner e dalla moglie Ivanka Trump, intenzionati a edificare un complesso turistico di lusso nel sud del Paese. Le mobilitazioni dei cittadini e delle organizzazioni non governative ambientaliste si stanno concentrando nella capitale Tirana e nella località costiera di Zvernec, unite dal comune slogan “l’Albania non è in vendita”.

Il movimento di contestazione nazionale, ribattezzato dagli osservatori “Flamingo Revolution” con riferimento alle popolazioni di fenicotteri minacciate dall’opera, esprime in realtà un malcontento sociale molto più profondo. La tensione è sfociata in duri scontri fisici tra i residenti e il personale di sicurezza privata a Zvernec, dove l’installazione di recinzioni di filo spinato ha precluso l’accesso pubblico alle spiagge. Di fronte alla gravità degli incidenti, le autorità governative hanno revocato le licenze a due società di vigilanza, rimosso il capo della polizia locale e incriminato circa quindici manifestanti.

La proposta immobiliare del clan Trump-Kushner, delineata inizialmente nel 2024 e definita nei dettagli all’inizio del 2026, prevede la realizzazione di un polo ricettivo d’alta gamma da circa 10.000 camere. L’intervento punta a trasformare l’isola di Sazan, un territorio di 5,7 chilometri quadrati storicamente adibito a roccaforte militare durante la Guerra Fredda, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita specie protette come fenicotteri, foche e tartarughe marine. A fronte dei potenziali eco-rischi denunciati dagli esperti, la procura speciale albanese incaricata della lotta alla corruzione ha ufficialmente avviato un’indagine giudiziaria per fare luce sulle modalità di acquisizione dei terreni e sulla regolarità delle procedure burocratiche collegate all’investimento miliardario.

Il primo ministro albanese, Edi Rama, respingendo fermamente le accuse di corruzione e di svendita del patrimonio pubblico, ha cercato di ridimensionare la portata immediata della controversia affermando che un progetto definitivo non è ancora stato approvato.

Pur confermando l’esistenza di intensi negoziati con Kushner, Rama ha specificato che l’isola di Sazan resterà di proprietà statale e che la proposta complessiva è attualmente sottoposta a una rigorosa valutazione di impatto ambientale. Secondo gli analisti politici e i sociologi delle università di Tirana, Ankara e Birmingham, le attuali manifestazioni non hanno precedenti dall’era post-comunista. Le proteste evidenziano un movimento ibrido che contesta sia la maggioranza di Rama sia l’opposizione guidata da Sali Berisha, specchio di una radicata rabbia sociale contro l’esclusione della popolazione civile dalle decisioni sovrane e della frustrazione storica per l’uso elitario dei beni pubblici nazionali.

Eliza Anton