Le forze armate ucraine hanno condotto uno degli attacchi aerei più rilevanti dall’inizio dell’anno sul territorio della Federazione Russa, impiegando una flotta di velivoli senza pilota che ha innescato la pronta risposta dei sistemi di difesa aerea nemici. Secondo i dati diffusi dall’agenzia Tass, i sistemi difensivi avrebbero intercettato complessivamente 555 droni, di cui oltre 190 abbattuti all’interno della regione di Mosca. Le ripercussioni del raid hanno imposto la sospensione temporanea dei voli nei quattro scali aeroporti della capitale russa per tre volte consecutive, provocando inoltre il danneggiamento della grande raffineria Mnpz, impianto petrolifero strategico situato a breve distanza dal Cremlino.
La struttura colpita, che vanta una capacità di raffinazione annua superiore ai 12 milioni di tonnellate di greggio e garantisce la produzione di gran parte della benzina consumata nell’Oblast moscovita, ha riportato fiamme e fumi densi in diverse sezioni. Questa specifica operazione si inserisce nella più ampia strategia dei droni promossa da Kiev per colpire gli asset industriali e logistici russi a lungo raggio, compensando le complessità nel reclutamento di personale sul fronte terrestre. Oltre alla raffineria, le incursioni hanno colpito un deposito di petrolio a Rostov e un ponte ferroviario nel Canale della Crimea settentrionale, registrando vittime civili sia nelle regioni russe di Belgorod e Rostov sia nelle aree ucraine di Sumy e Kiev, bersagliate a loro volta dai bombardamenti russi.
Gli scenari diplomatici e i canali di mediazione internazionale
Sotto il profilo dei negoziati, l’intensificarsi delle ostilità sul campo allontana le prospettive di un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il leader del Cremlino Vladimir Putin. Il consigliere diplomatico russo Yuri Ushakov ha sottolineato come l’attenzione diplomatica della Casa Bianca sia stata parzialmente assorbita dai recenti accordi con l’Iran, confermando comunque la pianificazione di una prossima missione a Mosca degli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Esaminando gli esiti del vertice del G7 di Evian, la diplomazia russa ha criticato l’approccio dei governi dell’Europa, accusati di valutare in modo errato i rapporti di forza sul campo di battaglia e di tentare di condizionare la linea politica del presidente statunitense Donald Trump.
Parallelamente, in ambito comunitario si registrano i primi tentativi di riattivazione dei canali di comunicazione con la Federazione: l’ufficio del presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha confermato l’apertura di contatti preliminari di natura non sostanziale con le controparti russe, un’iniziativa diplomatica che ha suscitato un certo livello di sorpresa tra le cancellerie dei Paesi membri dell’Unione Europea, ancora impegnate nella ricerca di una figura negoziale ampiamente condivisa.
Eliza Anton
