Il Parlamento europeo ha espresso parere favorevole circa l’adozione del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un testo legislativo volto ad accelerare le procedure di allontanamento dal territorio comunitario dei cittadini extracomunitari privi di regolare titolo di soggiorno. Commentando il voto a margine dei lavori del vertice G7 di Evian, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato il ruolo d’impulso esercitato dall’esecutivo italiano nella definizione del provvedimento. Secondo l’analisi della premier, l’impianto normativo recepisce i principi cardine della strategia nazionale in materia di flussi migratori, con particolare riferimento alla difesa i confini esterni dell’Unione, alla riduzione degli approdi e al contrasto strutturale alle reti di trafficanti di esseri umani, in conformità con gli impegni programmatici assunti con l’elettorato.

L’estensione del modello Albania e l’apertura dei centri nei Paesi terzi

L’elemento di maggiore novità del pacchetto legislativo comunitario risiede nella facoltà, concessa agli Stati membri, di istituire e gestire centri di rimpatri nei Paesi terzi. Questa specifica clausola riproduce su scala continentale la cooperazione bilaterale avviata dall’Italia attraverso il protocollo con l’Albania, confermando la legittimità europea delle procedure di esternalizzazione delle domande d’asilo e del trattenimento dei migranti economici. La presidenza del Consiglio ha sottolineato come tale modello di gestione extra-UE, inizialmente oggetto di forti divergenze politiche e contestazioni da parte delle opposizioni di sinistra sia in sede nazionale che europea, sia stato formalmente integrato nel quadro del diritto dell’Unione, qualificandosi ora come una misura standardizzata a disposizione di tutti i Paesi dell’Euroblocco.

Eliza Anton