Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smorzato i toni trionfalistici attorno all’intesa con Teheran, specificando, a margine di un incontro bilaterale con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che l’atto siglato non costituisce un accordo definitivo ma un semplice memorandum. Il capo della Casa Bianca ha sottolineato il carattere provvisorio del documento, avvertendo che l’amministrazione americana è pronta a riprendere le operazioni militari e i bombardamenti qualora la Repubblica Islamica non rispettasse gli impegni o assumesse condotte ostili, rinviando l’illustrazione analitica dei dettagli a una successiva conferenza stampa.

Nel frattempo, analisi giornalistiche condotte dalla CNN sulla base di copie riservate del testo hanno evidenziato come l’incognita Hormuz rimanga il principale elemento di ambiguità diplomatica. Il protocollo per il cessate il fuoco non contiene infatti riferimenti espliciti alla sovranità o allo status dello stretto, limitandosi a prevedere il ritorno del traffico navale nella zona ai livelli pre-conflitto entro 30 giorni sotto la dicitura generica di un ripristino “da parte della Repubblica islamica”; una formulazione che ha generato un aspro scontro interpretativo tra Washington, che nega qualsiasi concessione di controllo a Teheran, e il governo iraniano, che rivendica il diritto di regolamentare i transiti e riscuotere le relative tariffe.


Al di là delle dispute sullo Stretto di Hormuz, il memorandum d’intesa ha rinviato a una fase successiva del negoziato altri dossier cruciali per la stabilità mediorientale, tra cui lo smantellamento del programma nucleare iraniano, la gestione delle scorte di uranio arricchito per scopi militari, il controllo dei missili balistici e il ruolo dei gruppi armati regionali finanziati da Teheran. Nonostante lo stallo politico su tali punti, sul piano pratico si registra una parziale distensione commerciale: secondo i rilievi satellitari e digitali diffusi dalla piattaforma di monitoraggio TankerTrackers, per la prima volta in due mesi diverse petroliere della compagnia nazionale iraniana hanno superato il blocco navale imposto dalla Marina statunitense nel Golfo, immettendo sul mercato circa 4,8 milioni di barili di greggio a poche ore dall’ufficializzazione dell’accordo quadro. Questo sblocco commerciale convive tuttavia con una persistente fragilità sul piano della sicurezza interna; fonti ufficiali riprese da NBC News hanno infatti rivelato che, nonostante la firma del memorandum, le forze armate statunitensi dislocate nella regione hanno dovuto intercettare e abbattere ripetutamente droni lanciati contro navi mercantili da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, a testimonianza di una tensione militare ancora aperta lungo le rotte marittime dello stretto.

Eliza Anton