Le relazioni internazionali registrano una distensione parziale grazie alla tenuta del memorandum d’intesa siglato tra gli Stati Uniti e l’Iran, malgrado le divergenti interpretazioni fornite dalle due diplomazie sul contenuto della sintesi programmatica. Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso un forte ottimismo sul raggiungimento di un accordo equo, la cui formalizzazione definitiva è stata calendarizzata dalle autorità elvetiche per il prossimo venerdì presso il resort di Bürgenstock sul lago di Lucerna. Intervenendo a margine dei lavori del G7 di Evian, il capo della Casa Bianca ha dichiarato superata la fase più complessa dei negoziati e ha confermato una tabella di marcia di sessanta giorni per la stabilizzazione dei rapporti con Teheran.

Tale accelerazione non ha tuttavia rassicurato la Cina e l’Unione europea, le quali ritengono che le maggiori complessità negoziali debbano ancora essere affrontate; a tal proposito, l’Alta rappresentante per la Politica estera di Bruxelles, Kaja Kallas, ha ribadito il fermo rifiuto europeo verso l’introduzione di qualsiasi dazio o costo logistico aggiuntivo per le rotte commerciali marittime nel canale strategico dello Stretto di Hormuz.

Le disposizioni cardine dell’intesa, secondo la prospettiva di Washington, ruotano attorno al vincolo assoluto che l’Iran non sviluppi mai un’arma nucleare, garantendo in cambio la totale e permanente liberalizzazione dei transiti attraverso Hormuz senza l’applicazione di pedaggi. Il presidente statunitense ha inoltre smentito categoricamente le indiscrezioni giornalistiche relative a un piano di aiuti finanziari americani pari a 300 miliardi di dollari a sostegno del mercato iraniano, annunciando la massima trasparenza sul testo ufficiale che sarà illustrato ai media e sottoposto alla ratifica del Congresso americano. Sul versante mediorientale, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha vincolato la validità del protocollo alla fine delle operazioni belliche in Libano, considerando la permanenza dei presidi militari di Israele una violazione diretta degli accordi. Sul tema delle tensioni regionali, pur confermando la solidità del legame strategico con il premier Benjamin Netanyahu, Trump ha espresso critiche formali per le recenti incursioni aeree su Beirut, escludendo obiettivi di cambio di regime e confermando la volontà di avviare, contestualmente alla firma in Svizzera, una sessione incentrata sul programma nucleare iraniano e sul progressivo alleggerimento delle sanzioni statunitensi.

Eliza Anton