Il vertice del G7 a Evian è entrato nella sua fase operativa con una prima sessione interamente incentrata sulla crisi geopolitica in Europa orientale, che ha visto la partecipazione del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Al termine del confronto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso una linea orientata alla risoluzione diplomatica, affermando la necessità che Mosca giunga a un accordo di pace.

A margine dei lavori multilaterali si è tenuto un vertice trilaterale che ha coinvolto, oltre a Trump e Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron, anticipato da un colloquio bilaterale franco-ucraino. Il leader di Kiev ha colto l’occasione istituzionale per esprimere un formale ringraziamento ai leader di G7 e Ue per lo sviluppo di proposte concrete destinate a esercitare pressione sulla Federazione Russa, sottolineando il ruolo centrale che l’amministrazione statunitense può ricoprire nel determinare la fine delle ostilità. Ai tavoli negoziali e preparatori hanno preso parte anche il segretario di Stato Usa, Marc Rubio, la premier italiana Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e i vertici delle istituzioni europee, Antonio Costa e Ursula von der Leyen.


Sul piano della cooperazione militare, Zelensky ha riferito l’esito dei colloqui intercorsi con l’omologo statunitense, evidenziando una forte apertura di Washington sul fronte dei sistemi di difesa aerea. L’Ucraina sta premendo per ottenere dagli Stati Uniti la produzione locale di missili Patriot tramite la concessione di specifiche licenze industriali, auspicando contestualmente la creazione di un sistema antimissile integrato a livello europeo per garantire la copertura del fabbisogno continentale.

Parallelamente all’attività diplomatica, il presidente ucraino ha rivendicato l’attacco ucraino alla raffineria a Mosca situata a circa 500 chilometri dal confine, descrivendo l’operazione con droni come una risposta proporzionata ai raid russi e l’impiego di armi a lungo raggio come uno strumento di pressione militare imprescindibile. Sul fronte negoziale, Zelensky ha rivelato di aver proposto a Trump l’organizzazione di un futuro incontro bilaterale negli Stati Uniti da tenersi alla presenza di Vladimir Putin, dopo il fallimento dei tentativi di convocazione a margine del G7.

La presidenza russa, per il tramite del portavoce Dmitri Peskov, ha tuttavia smentito la ricezione di comunicazioni formali, mentre il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha liquidato l’iniziativa ucraina come “diplomazia del megafono”, formulando inoltre una previsione critica circa la tenuta dell’Unione Europea nel caso di un eventuale ingresso di Kiev nel blocco comunitario.

Eliza Anton