Si registra una nuova fase di alta tensione tra Bielorussia e Ucraina, con l’opposizione al governo di Minsk che lancia l’allarme sulla possibilità che Aleksander Lukashenko sia pronto ad affiancare Mosca nella guerra contro Kiev. La reazione all’ultimo ultimatum di Volodymyr Zelensky sarà al centro di un imminente colloquio tra Vladimir Putin e Lukashenko, decisi a rispondere congiuntamente a quelle che il Cremlino definisce minacce.

Il punto di attrito principale riguarda la denuncia del leader ucraino sull’installazione da parte di Minsk di quattro ripetitori vicino al confine, posizionati per garantire la comunicazione tra i droni russi e le stazioni in Russia. Zelensky ha concesso una settimana di tempo per il loro smantellamento, minacciando un intervento diretto di Kiev. Di fronte a questo scenario, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha liquidato l’ultimatum come una minaccia assolutamente aggressiva e un’ingerenza nella sovranità bielorussa, mentre il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, ha confermato la piena disponibilità di Mosca a proteggere militarmente l’alleato nell’ambito del trattato dello Stato dell’Unione.

Parallelamente, si consuma un duro botta e risposta tra Mosca e Bruxelles. Se da un lato Lavrov dichiara la disponibilità russa a riprendere i negoziati in qualsiasi momento, dall’altro attacca duramente l’Unione Europea — accusata di aderire ai valori del nazismo e di creare un completo guazzabuglio sull’Ucraina pretendendo di rappresentare l’intero Occidente — e lo stesso Zelensky, apostrofato con il termine di Fuhrer e accusato di porre condizioni irrealistiche. La replica della Commissione europea, per bocca della portavoce Anitta Hipper, è gelida: Bruxelles sottolinea che la Russia non mostra alcun interesse genuino per la pace e che, mentre l’economia russa subisce colpi e Mosca perde sul campo di battaglia, l’Ue non interromperà il proprio sostegno a Kiev.

A corroborare lo scenario di un’escalation è il documento dell’opposizione in esilio, redatto dal gabinetto di Transizione unito della Bielorussia guidato da Svetlana Tikhanovskaya e consegnato al ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Il testo evidenzia la svolta di Lukashenko verso un assetto di guerra, segnalando che la Bielorussia ha cessato di essere un Paese neutrale e non nucleare in seguito alle modifiche costituzionali del 2022. Tra i segnali d’allarme figurano il raddoppio del reclutamento di soldati a contratto, l’aumento di cinque volte della spesa militare, la militarizzazione della società e l’adozione nel 2024 di una nuova dottrina militare che autorizza attacchi preventivi in caso di minaccia imminente. Nel frattempo, i droni d’attacco russi a lungo raggio di tipo Shahed continuano a sfruttare le stazioni radio mesh lungo il confine bielorusso per coordinare le rotte verso l’Ucraina settentrionale, un nodo strategico che sarà definito nei prossimi contatti tra Putin e Lukashenko.

Eliza Anton